Economia

Del Vecchio a tutto campo a Otto e Mezzo: dal nodo eredità Delfin al "no" a Repubblica, fino al voto per Meloni

di Redazione
 
Del Vecchio a tutto campo a Otto e Mezzo: dal nodo eredità Delfin al 'no' a Repubblica, fino al voto per Meloni
È un Leonardo Maria Del Vecchio che non si nasconde dietro la diplomazia di rito quello che, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, traccia un bilancio netto tra vicende dinastiche, strategie industriali e visione politica, offrendo agli osservatori un quadro preciso delle intenzioni che muovono LMDV Capital. 

In un flusso di coscienza che intreccia il personale al finanziario, il trentunenne erede di Luxottica affronta subito il nodo più intricato, quello della successione e dello stallo nell'azionariato della holding Delfin, marcando una distanza sostanziale dalle scelte di parte della famiglia: "A livello tecnico siamo sei eredi, ma mentre gli altri tre hanno deciso di avvalersi del beneficio di inventario, io ho accettato l'eredità di mio padre in maniera nuda e cruda; non mi sento un eroe per questo, mi sembrava il minimo", una dichiarazione che pesa come un macigno sulle dinamiche di controllo ancora da definire, resa ancor più nitida dal confronto con la successione Berlusconi, definita "ben riuscita" rispetto a una complessità familiare, la loro, resa ardua da differenze di età e lontananza dei nuclei. 

Ma se il fronte ereditario resta caldo, è sulla visione industriale che Del Vecchio rivendica la sua autonomia di imprenditore che lavora da quando aveva ventun anni, partito da un negozio di occhiali per assorbire quel "valore umano" che il padre considerava il cuore delle aziende, una lezione che oggi applica nella costruzione della sua media company, un progetto che mira a creare un polo dell’informazione autorevole per sottrarre le future generazioni, pensando a sua figlia, al dominio dei tiktoker, motivo per cui l’investimento nel Giornale non è stato un ripiego ma l’inizio di un percorso prestabilito ben prima dell’offerta per Gedi, perché se "Repubblica è un treno ormai passato" e John Elkann ha legittimamente scelto di non vendere, l’obiettivo resta la difesa del pluralismo e del DNA delle testate, che "non sono frigoriferi" ma organismi vivi fatti di firme e identità. 

Un rispetto per la tradizione che non esclude l’innovazione, come dimostra l’acquisizione di Fm e della sua blockchain nativa, mentre sul fronte televisivo il freno è tirato, "meglio non correre troppo" prima di aver consolidato i pilastri attuali. 

Una prudenza che si specchia anche nell'analisi politica dove l’imprenditore promuove la stabilità degli ultimi tre anni e mezzo, ammettendo di aver votato in passato sia Renzi che Meloni e legando i suoi investimenti in Italia proprio a questa ritrovata solidità governativa, respingendo le etichette e guardando a un’Europa che, se fosse stata più unita, non avrebbe lasciato spazio a fenomeni come Trump, per poi chiudere con un richiamo al sogno paterno su Generali e Mediobanca, quello di creare un campione nazionale capace di competere in Europa, un’ambizione che resta, nonostante tutto, la stella polare della dinastia.
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