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L’Italia cresce piano (ma cresce) trainata dalla domanda interna

di Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING
 
L’Italia cresce piano (ma cresce) trainata dalla domanda interna
Nel 2026 prevediamo una modesta accelerazione del PIL italiano, trainata principalmente da consumi e investimenti, questi ultimi alimentati dall'imminente scadenza del recovery fund. La politica di bilancio resterà neutra, continuando ad aiutare l'economia attraverso il contenimento dei costi di finanziamento. 

Italia, nel 2025 crescita modesta alimentata dalla domanda interna.

Il 2026 sembra destinato a iniziare sulla stessa linea dell'anno scorso. È probabile che assisteremo a una crescita modesta, con gli investimenti privati ancora una volta come motore principale, quasi alla pari con i consumi privati.

Quando saranno pubblicati i dati sul PIL del quarto trimestre, il 2025 si confermerà probabilmente un anno di consolidamento di una crescita costante. La ripresa dei consumi è stata graduale. A quanto pare, i sostanziali guadagni di potere d'acquisto derivanti dalla resilienza dell'occupazione, dalla moderata crescita salariale e dalla decelerazione dell'inflazione non sono stati sufficienti a indurre un calo del tasso di risparmio. Le esportazioni nette dovrebbero aver fatto da freno, colpite dagli effetti diretti e indiretti dei dazi statunitensi.

Gli investimenti saranno stimolati dal rush finale del PNRR

Il settore degli investimenti sarà probabilmente guidato dalla componente infrastrutturale dell'edilizia, stimolata dalla prossima scadenza (agosto 2026) del piano di ripresa e resilienza finanziato dall'UE. A nostro avviso, ciò determinerà un'accelerazione degli investimenti nella prima metà dell'anno, ma non una caduta libera nella seconda metà. Le anticipazioni indicano che i fondi non spesi saranno convogliati in un veicolo finanziario e saranno spesi nel tempo, anche dopo la scadenza ufficiale del piano.

La componente residenziale dell'edilizia continuerà probabilmente a esercitare un modesto freno, riflettendo la riduzione degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni. L'andamento degli investimenti in macchinari sarà strettamente legato alla produzione industriale, che dovrebbe riprendere a crescere nel 2026, seppur a un ritmo non spettacolare. Alcuni incentivi dell'ultimo minuto aggiunti alla versione finale della legge di bilancio potrebbero contribuire marginalmente a stimolare la componente dei macchinari.

Italia, nel 2026 consumi privati trainati da ulteriori guadagni di potere d'acquisto

I consumi privati dovrebbero confermarsi un motore chiave della crescita anche nel 2026, a condizione che il mercato del lavoro si dimostri resiliente e il potere d'acquisto continui a migliorare. Prevediamo che entrambe le condizioni si manterranno, con un'occupazione in lieve aumento e salari orari in crescita più rapida dell'inflazione. Il contributo dei consumi privati alla crescita del PIL dovrebbe replicare ampiamente quanto osservato nel 2025, poiché è improbabile che l'approccio prudente delle famiglie venga meno, salvo rapidi miglioramenti del contesto geopolitico esterno.

Una posizione di bilancio neutrale contribuirà a tenere sotto controllo i costi di finanziamento.

Come nel 2025, non ci sarà alcuna spinta significativa alla crescita da parte della politica di bilancio. Il governo italiano ha posto la disciplina dei conti come priorità assoluta, premiata dalla riduzione degli spread sui titoli di Stato, ora ai livelli più bassi dal 2008. La manovra di bilancio 2026 è pressoché neutrale e mira a portare il rapporto deficit/PIL al 2,8% (rispetto al 3% previsto nel 2025). È troppo presto per vedere un calo del rapporto debito/PIL; è probabile che lo vedremo solo nel 2028, quando l'impatto di cassa ritardato dei generosi crediti d'imposta del Superbonus, ormai scaduti, non apparirà più nei dati sul debito.

Tra i benefici della disciplina di bilancio ci sarà probabilmente l'opportunità di uscire dalla procedura UE di infrazione per deficit eccessivo entro la prima metà del 2026. Ciò consentirebbe all'Italia di avvalersi della clausola di salvaguardia, che le consente di finanziare spese per la difesa in deficit per un importo pari allo 0,15% del PIL. In sintesi, la politica di bilancio continua a seguire un approccio frammentario. Per valutare misure sufficientemente incisive da agire in modo significativo sulla crescita potenziale, dovremo probabilmente attendere la prossima legislatura, se mai ce ne saranno.

Nel complesso, prevediamo che il PIL italiano crescerà dello 0,8% nel 2026, dopo una stima dello 0,6% nel 2025.
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