Innovation
La nuova forza della digitalizzazione, l’Italia davanti alla sfida dei data center ad alta intensità energetica
Redazione

L’Italia entra nel 2026 con una spinta eccezionale alla crescita delle infrastrutture digitali, trainata dall’esplosione dell’intelligenza artificiale e dalla richiesta di servizi computazionali sempre più avanzati. Ma la corsa ai data center porta con sé un aumento energico dei consumi che mette alla prova reti, politiche industriali e strategie ambientali. Il nuovo Digitalization and Decarbonization Report 2025 della School of Management del Politecnico di Milano descrive una trasformazione in atto e indica la direzione per renderla sostenibile.
L'Italia e la sfida dei data center ad alta intensità energetica
A dicembre 2025 le richieste di connessione in alta tensione per nuovi data center hanno toccato la soglia di 69 GW, oltre il doppio del 2024 e quasi tredici volte il 2023. Una pressione destinata a salire, se si considera che la capacità installata stimata per il 2025, 609 MW, potrebbe raggiungere tra i 2,3 e i 4,6 GW al 2035. La mappa delle domande conferma un Paese sbilanciato: Lombardia e Piemonte assorbono la gran parte dei volumi, mentre Lazio, Puglia, Veneto ed Emilia-Romagna seguono con valori minori ma comunque significativi.
L’intelligenza artificiale, motore di questa espansione, alimenta un paradosso che il rapporto mette in luce con precisione, è contemporaneamente la causa dell’aumento dei consumi e la leva che può ridurli, se inserita in modelli efficienti e integrata con fonti rinnovabili. Federico Frattini, vicedirettore di Energy & Strategy, richiama l’urgenza di evitare che i data center diventino un punto critico nelle emissioni nazionali, spiegando che solo un impegno strutturato su tecnologie green può contenere l’impatto ambientale.
Il tema è tutt’altro che marginale. Nel 2024 i data center assorbivano già l’1,9% dei consumi elettrici nazionali. Entro il 2035 questa quota potrebbe toccare tra il 7% e il 13%, complice anche il peso dei sistemi di raffreddamento. L’analisi degli scenari emissivi è ancora più rilevante, infatti mantenendo invariato il mix energetico, la CO₂ prodotta dal settore potrebbe arrivare tra 4,87 e 8,37 milioni di tonnellate. Una transizione verso un mix più pulito ridurrebbe l’impatto, ma non ne cancellerebbe la crescita.
Il contesto normativo europeo e italiano, con l’AI Continent Action Plan e il DDL AI, prova a dare una direzione strategica: infrastrutture, dati, algoritmi, competenze e semplificazione. Tutti tasselli indispensabili per una crescita che non resti prigioniera della propria domanda energetica. Le imprese italiane stanno già investendo, soprattutto le grandi: machine learning, manutenzione predittiva, ottimizzazione dei consumi e sensoristica avanzata conducono risultati concreti, anche se ancora limitati rispetto al potenziale complessivo. Il freno principale resta il costo, insieme all’incertezza sul ritorno economico e alla difficoltà di integrare sistemi complessi.
Il Report evidenzia anche come la digitalizzazione sia ormai uno strumento centrale per la decarbonizzazione nelle imprese del MIB ESG. Sono circa 350 le iniziative censite che puntano a ridurre consumi e sprechi attraverso automazione, monitoraggio delle operations, piattaforme intelligenti e gestione efficiente della supply chain. Eppure, nonostante i progressi, le emissioni crescono nello Scope 3, segno della complessità di un percorso che coinvolge intere filiere e che richiede un salto culturale prima ancora che tecnologico.
L’Italia si trova dunque davanti a un bivio, trasformare la domanda crescente di potenza digitale in un volano di innovazione sostenibile, oppure assistere alla crescita di un settore energivoro che rischia di pesare sull’ambiente e sul sistema produttivo. Il 2026 si apre come un anno decisivo per capire quale direzione prevarrà.