L’ascesa mediatico-finanziaria di Leonardo Maria Del Vecchio, erede dell’impero Luxottica e fondatore della Lmdv Capital, rischia di subire un inaspettato contraccolpo d'immagine a causa di un avviso di garanzia, recapitatogli dagli agenti della Polizia Stradale lombarda nel suo attico milanese di Brera, per le gravi ipotesi di reato di sostituzione di persona in concorso e omissione di soccorso. La vicenda, che unisce la cronaca giudiziaria alle dinamiche del grande capitale italiano, risale allo scorso 16 novembre 2025, quando, intorno alle ore 12:49 sulla Tangenziale Est di Milano, la Ferrari Purosangue 222 guidata dall’imprenditore, dopo una serie di azzardati sorpassi a zig-zag, ha tamponato violentemente una Bmw 530 condotta da una donna di 58 anni, finita in codice verde all'ospedale San Raffaele dopo che i due veicoli hanno carambolato ripetutamente contro il guardrail.
La singolarità del caso, svelata per prima da La Repubblica, testata che lo stesso Del Vecchio aveva precedentemente tentato di acquisire dalla famiglia Elkann prima di rivolgere i suoi investimenti verso il 30% de Il Giornale e la recente scalata per la maggioranza (stimata al 60%) del gruppo Editoriale Nazionale (Monrif), risiede nella spregiudicata gestione del post-incidente, durante il quale il numero uno di Lmdv, che non ha mai allertato il 112 per i soccorsi, avrebbe orchestrato una vera e propria messinscena per eludere le proprie responsabilità.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, suffragata dalle telecamere di videosorveglianza e dalla decisiva testimonianza di un infermiere giunto immediatamente sul posto, pochi minuti dopo lo schianto Del Vecchio (riconosciuto dai primi soccorritori per la sua folta barba e i lunghi capelli neri) e il suo passeggero, Marco Talarico, amministratore delegato di Lmdv Capital e storico braccio destro (non indagato), avrebbero abbandonato la scena a bordo dell'auto di un dipendente giunto provvidenzialmente in soccorso.
Al posto di guida della supercar, all’arrivo della pattuglia guidata dalla dirigente Carlotta Gallo circa mezz’ora dopo, figurava invece il 53enne Daniele O., un uomo dal viso rasato e dai capelli a spazzola con un passato nei servizi di sicurezza e "asset protection" del gruppo di famiglia: una sostituzione maldestra, smascherata non solo dalle evidenze video, ma anche dal fatto che l'improvvisato autista, non trovando i documenti nel cruscotto, non è stato nemmeno in grado di avviare il motore del potente suv del Cavallino, azionando per errore i tergicristalli davanti agli agenti.
Al netto della mancata disposizione del sequestro del veicolo, l'incidente è costato all’imprenditore, il cui portafoglio diversificato vanta asset dal Twiga alle acque Fiuggi, fino all’imminente controllo di storiche testate come Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione, una decurtazione di dieci punti dalla patente, ma apre ora un fascicolo penale che proietta un’ombra sulla governance personale di uno degli uomini più ricchi d’Italia proprio nel momento di massima esposizione pubblica e strategica del suo fondo d’investimento.