Cultura
Mercato libri Italia, nel 2025 persi 32 milioni di euro. Boom audiolibri (+13,3%)
di Redazione

Il 2025 dell’editoria italiana consegna agli archivi un dato che è insieme statistica e simbolo di un’era in contrazione: per la prima volta nell’ultimo lustro, il mercato trade scivola sotto la soglia psicologica dei 100 milioni di copie fisiche vendute.
Il consuntivo tracciato da AIE su dati NielsenIQ BookData, presentato a Venezia nel contesto della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, fotografa un comparto che arretra ma non crolla, cercando nel digitale una paracadute finanziario in un contesto di consumi domestici asfittici.
I numeri descrivono una flessione del 3% nei volumi a stampa, fermi a 99,5 milioni di unità, e un calo a valore del 2,1%, che traduce in bilancio una perdita secca di 32,6 milioni di euro su un totale di 1,483 miliardi. Tuttavia, la fotografia completa del settore impone di guardare oltre la carta: il perimetro complessivo, integrato dai flussi digitali, limita i danni a un -1,6% (1,604 miliardi di euro totali), grazie alla performance anticiclica degli e-book (+2,4% a 87 milioni) e soprattutto degli audiolibri, che con un balzo del 13,3% generano ora 34 milioni di euro, confermandosi il segmento a più alto tasso di sviluppo.
Innocenzo Cipolletta, presidente AIE, ha inquadrato la dinamica in una logica macroeconomica, sottolineando come la spesa per i libri stia riallineandosi alla curva generale dei consumi delle famiglie dopo le anomalie del decennio 2016-2025, affidando ora le speranze di rimbalzo per il 2026 e 2027 a un mix di ripresa organica e iniezioni di liquidità pubblica, dai 60 milioni del fondo biblioteche al nuovo Bonus Valore Cultura per i diplomati.
Lo scenario italiano non è isolato, ma sconta una debolezza strutturale europea: se la Spagna tiene (+0,2%) e il Portogallo vola (+7%), i mercati core del continente segnano tutti il passo, con la Germania in ritirata del 4,9%, seguita da Paesi Bassi (-3%), Francia e Regno Unito (-2,5%). Sul fronte interno, la crisi non colpisce tutti allo stesso modo: mentre i grandi gruppi editoriali limitano le perdite all’1,9%, la sofferenza si acuisce per gli editori indipendenti più piccoli e per quelli molto grandi fuori dai poli consolidati, lasciando invece spazio a una sorprendente vitalità degli editori di fascia media (1-5 milioni di venduto), unici a crescere dell’1,2%.
La distribuzione conferma il momento di transizione complessa: arretrano tutti i canali, con l’online che perde il 3,9% e la GDO il 4,2%, mentre le librerie fisiche mostrano una resilienza a due velocità, sostanzialmente stabili nel complesso (-0,7%) ma con le indipendenti che vedono evaporare l’8,5% dei volumi. A livello di prodotto, la saggistica specialistica paga il prezzo più alto (-10,6%), mentre l’unico segno più davanti ai volumi (+0,3%) resta appannaggio dell’editoria per ragazzi, confermando che, in un anno dove anche le novità faticano più del catalogo, il futuro del libro passa ancora dalla formazione dei nuovi lettori.