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Ofi Invest AM: sul mercato obbligazionario è meglio rimanere prudenti

di Jeoffroy Lenoir, co-CIO per i Mutual Fund di Ofi Invest AM
 
Ofi Invest AM: sul mercato obbligazionario è meglio rimanere prudenti
Sul fronte obbligazionario, nel corso del 2025 gli investitori hanno guardato soprattutto i dati macroeconomici, come crescita, inflazione, tassi di disoccupazione, e, naturalmente, le politiche monetarie. Al tempo stesso, sembrano aver prestato meno attenzione ai rischi fiscali e politici e alle tensioni geopolitiche – aggravatesi considerevolmente dopo un anno di presidenza Trump. Ciò ha fatto sì che i mercati obbligazionari globali generassero cospicui rendimenti, come dimostrato, per esempio, dalla performance dell’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate, che nel 2025 si è attestata al di sopra dell’8%. In questo contesto, a trarre i maggiori vantaggi sono stati i bond statunitensi, che hanno sovraperformato i loro omologhi europei anche grazie al rischio valutario che gli investitori del Vecchio Continente hanno dovuto gestire: il dollaro si è deprezzato del 12% rispetto all’euro.

A questo punto è naturale chiedersi se questo rally possa proseguire anche nel 2026. Per rispondere al quesito, innanzitutto bisogna tenere presente che le principali banche centrali hanno ampiamente rivelato quali siano le loro intenzioni per quest’anno nell’ambito della politica monetaria. La Banca Centrale Europea non dovrebbe modificare la sua linea nell’immediato e dovrebbe mantenere i suoi tassi d’interesse di riferimento attorno al 2% per i prossimi 12 mesi. Tuttavia, non si possono escludere movimenti al rialzo o al ribasso a seconda dei trend economici che emergeranno nel corso dell’anno.

Sul fronte della Federal Reserve, l’opinione maggiormente diffusa prevede non più di due ulteriori tagli; ciò porterebbe anche la banca americana su posizioni neutrali, attorno al 3%-3,5%. Appare difficile una discesa al di sotto di questi livelli a causa della forza dimostrata dall’economia Usa e dalla conseguente rigidità dell’inflazione, che difficilmente scenderà al di sotto del 2% quest’anno. È vero che la sostituzione di Jerome Powell alla presidenza della Fed comporta qualche rischio, ma per il momento sembra che i mercati li giudichino trascurabili.

Infine, la Banca del Giappone (Boj) sembra intenzionata a operare nuovi rialzi dei tassi, ma solo provvisoriamente, come già più volte accaduto in passato.

Alla luce di ciò, noi di Ofi Invest AM abbiamo deciso di mantenere una posizione neutrale nei confronti dei bond a 10 anni, in quanto riteniamo che continueranno a essere scambiati attorno ai livelli osservati alla fine del 2025. Per fare alcuni esempi, riteniamo che i Bund, dopo aver toccato un apice nei rendimenti al 2,90%, manterranno il loro rendimento in un range compreso tra il 2,60% e il 3,10% e, dal lato nostro, adatteremo la duration al rialzo o al ribasso all’interno di questo intervallo. Gli elevati volumi di debito che la Germania dovrà immettere sul mercato sembrano essere stati prezzati dai mercati, ma conviene comunque tenere d’occhio l’immissione, soprattutto nel segmento primario, in questi primi mesi del 2026. Al tempo stesso, lo scorso 1° gennaio è entrata in vigore la riforma delle pensioni nei Paesi Bassi e, sebbene sia già stata scontata, potrebbe andare a impattare sulla curva dei rendimenti, soprattutto nel segmento di lungo periodo. La stessa cosa si può dire per i T-Note statunitensi, anche se in questo caso il rischio di un rialzo dei rendimenti è leggermente maggiore. Infine, conviene mantenere una certa prudenza anche per via del quadro geopolitico che, sebbene abbia avuto effetti trascurabili nel 2025, potrebbe comunque avere un peso maggiore nel 2026.

In generale, riteniamo che i rischi di mercato si siano attenuati negli ultimi mesi. Le banche centrali rimangono vigili e pronte ad abbassare i tassi; il picco dei dazi è ormai alle nostre spalle e le imprese sono riuscite a rifinanziarsi adeguatamente durante l'anno, con ingenti flussi verso il mercato del credito. In questo contesto, stiamo adottando un atteggiamento neutrale sugli spread creditizi, migliorando al contempo il rating complessivo del credito investment grade e high yield a cui siamo esposti e mantenendo un elevato grado di selettività. Stiamo adottando un atteggiamento positivo sull'high yield nel medio termine, ma continuiamo a credere che gli spread potrebbero ampliarsi in uno scenario avverso.
 
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