C'è qualcosa di affascinante, misterioso e anche poetico nel modo in cui un gatto attraversa una stanza. Qualcosa che sfugge alla logica, alla razionalità, e che ci riporta invece a una dimensione più antica, più istintiva. Chi, come me, ha avuto la fortuna di crescere con questi animali sa perfettamente di cosa sto parlando. È una forma di grazia che non si apprende. Si possiede e basta. E Abarth, a quanto pare, questa grazia la possiede in abbondanza.
Il gatto più bello del mondo vive in Italia: è Abarth, Maine Coon di Brescia
Di colore rosso acceso, con un manto tigrato così evidente da sembrare dipinto da un maestro impressionista, questo cucciolo di Maine Coon di otto mesi si è appena aggiudicato il titolo di gatto più bello del mondo all'Esposizione internazionale felina di Padova, conclusasi domenica tra applausi e flash fotografici. Non un riconoscimento qualunque, sia chiaro: il piccolo – si fa per dire – è stato incoronato "Best in show" Enfi per entrambe le giornate della manifestazione, diventando automaticamente Junior Winner. Una futura star del regno felino, si legge negli annali dell'expo. E a giudicare dalla sua genealogia, non sorprende affatto.
Abarth è nato a Parigi da campioni statunitensi. Una stirpe nobile, insomma. È arrivato in Italia solo a ottobre, accolto dall'allevatore Stefano Tomasoni di Brescia, che non nasconde il suo orgoglio: "Trovare una genealogia così importante ha comportato una lunga ricerca", racconta.
"Ma ne siamo innamorati. Ha una bellissima corporatura e un carattere meraviglioso, ama essere coccolato e stare in braccio. È giocherellone con tutti, anche con i giudici. Sembrava molto divertito durante l'expo". Ed è proprio questo, forse, il dettaglio che forse colpisce di più: l'idea di un gatto che si diverte durante una competizione. Perché i gatti, si sa, sono creature profondamente indipendenti, poco propense a farsi giudicare o scrutare. Eppure Abarth sembra aver compreso, con quella saggezza felina che confonde sempre un po' noi umani, che quello era il suo momento. Il suo palcoscenico. L'Esposizione internazionale felina di Padova quest'anno ha inaugurato un formato innovativo: il doppio evento. Accanto all'esposizione ufficiale Enfi – Ente nazionale felinotecnica italiana – si è svolto lo show Cfa, Cat Fanciers Association, il circuito felino americano più prestigioso al mondo. Due competizioni parallele, due giurie internazionali, due sistemi di valutazione.
Il risultato? Uno spettacolo continuo che per l'intero weekend ha portato in fiera oltre trecento gatti al giorno: cuccioli e adulti, a pelo lungo e corto, di razze diverse e provenienze lontane. Un caleidoscopio di eleganza e fierezza. "La soddisfazione è grande", spiega Maria Sole Farinelli, presidente del Club Felino di Verona e organizzatrice dell'evento, "anche perché riscontriamo un pubblico sempre più attento e desideroso di uscire dall'expo con informazioni sulla cura e il benessere animale. È questo il nostro primo obiettivo: sensibilizzare le persone affinché gli animali che arrivano nelle nostre case siano amati e tutelati. E questo è possibile solamente se bambini e adulti sono preparati e consapevoli dell'impegno e della responsabilità che si assumono. E se gli allevatori lavorano in maniera professionale, grazie alle associazioni come l'Enfi che ne certificano l'attività". Parole importanti, che vanno oltre la retorica. Perché dietro ogni gatto da esposizione – dietro ogni gatto, in realtà – c'è una storia di cura, dedizione, amore. E responsabilità, appunto.
Ma parliamo del Maine Coon, questa razza straordinaria che Abarth rappresenta così splendidamente. I Maine Coon sono i gatti più grandi tra tutte le razze domestiche occidentali, e la storia delle loro origini è avvolta nel mistero. Si tratta di una delle razze autoctone originali degli Stati Uniti, nota per essersi adattata agli inverni rigidi e all'ambiente selvaggio dello stato del Maine. Il freddo e le distese immense tra gli insediamenti umani hanno contribuito a mantenerli inalterati per secoli, ma nessuno sa con certezza come siano nati i primi esemplari.
Esistono teorie, certo. Alcune più fiabesche che reali. Una delle più comuni sostiene che si tratti di un ibrido: c'è chi parla di un incrocio tra un gatto domestico e un procione – "racoon" in inglese, da cui deriverebbe il nome – ma la cosa è biologicamente impossibile, trattandosi di specie troppo diverse. Altri ipotizzano un accoppiamento con una lince rossa, apparentemente più plausibile ma in realtà altrettanto inverosimile, poiché i due animali, pur essendo entrambi felidi, non appartengono alla stessa specie. La teoria più realistica – e la più affascinante – è che i Maine Coon discendano dai gatti delle navi europee.
Duecento anni fa, lo stato del Maine era un porto comune per le imbarcazioni che necessitavano di sostare per rifornimenti e riparazioni. Su quelle navi viaggiavano gatti a pelo lungo, arruolati come formidabili cacciatori per tenere sotto controllo i topi che avrebbero potuto devastare il carico e compromettere il funzionamento delle imbarcazioni. Alcuni capitani si affezionavano talmente ai loro compagni felini da trattarli come figli. Una storia in particolare sembra distinguersi: quella del Capitano Charles Coon, che nell'Ottocento approdò in un porto del Maine stabilendovisi insieme ai suoi gatti. Questi si accoppiarono con i felini selvatici locali, dando origine a esemplari dal pelo lungo e folto. Quando questa caratteristica iniziò a diffondersi nelle cucciolate dei paesi vicini, vennero chiamati "Gatti di Coon", perché assomigliavano a quelli del capitano. C'è poi chi sostiene una discendenza dai gatti delle foreste norvegesi, arrivati negli Stati Uniti su navi scandinave. Gli esploratori nordici raggiunsero quelle coste molto prima degli europei: se questa teoria fosse vera, i Maine Coon sarebbero una specie autoctona ancora più antica.
E poi c'è la leggenda più romantica, quella che chiama in causa ghigliottine e parrucche enormi. Ai tempi di Maria Antonietta, a Versailles i gatti angora turchi e persiani erano l'animale domestico più diffuso. Quando la famiglia reale fu arrestata nel 1793, il capitano Samuel Clough progettò una fuga verso il Maine. Mentre Maria Antonietta e i suoi erano tenuti prigionieri, la nave fu caricata con mobili, arazzi, vestiti e – secondo i teorici – molto probabilmente una famiglia di gatti d'angora. I tentativi di salvataggio fallirono, ma la nave salpò comunque verso il Maine, dove, nella città costiera di Wiscasset, attendeva la moglie del capitano con una grande casa pronta per ospiti che non sarebbero mai arrivati. Quella dimora esiste ancora, ed è conosciuta come "La casa di Maria Antonietta".
Muscoloso e imponente, un Maine Coon maschio può arrivare fino a tredici chili, con una media che varia dai sette ai dieci; le femmine oscillano tra i cinque e i sette. Una razza sempre apprezzata per la sua forza e la sua bellezza: il mantello è lucido e folto, il pelo semi-lungo setoso e impermeabile all'acqua e alla neve. La coda è lunga e pelosa, tanto che distesa arriva almeno alla base del collo. La testa è di grandezza media, armonica rispetto al corpo. Il muso squadrato, con zigomi alti e mento robusto. Le orecchie sono grandi, larghe alla base, alte sulla testa, piuttosto distanziate e appuntite, munite di ciuffi di peli.
Gli occhi sono grandi, leggermente ovali e obliqui, possono essere verdi, giallo-verdi, bronzo, impari o, nei gatti bianchi, blu. Le zampe sono lunghe, con dita ricche di pelo: in natura, questa caratteristica impedisce loro di sprofondare nella neve. La voce del Maine Coon è curiosamente flebile, e i versi non sono quelli del gatto europeo che siamo abituati a sentire. Per questo è importante imparare a riconoscere i suoi stati d'animo attraverso il linguaggio del corpo. La vita media di questi giganti gentili oscilla tra i tredici e i diciassette anni. Ma è il carattere, forse, a rendere questa razza davvero speciale. Il Maine Coon vive tranquillamente in appartamento, anche se non disprezza gli spazi aperti, purché messi in sicurezza. Molto attivo e curioso, è un gatto equilibrato, dal temperamento dolcissimo. Ama essere protagonista, essere coccolato, giocare. È paziente e intelligente, va d'accordo con altri animali e con i bambini.
Si affeziona più al padrone che alla casa e soffre la solitudine se lasciato troppo a lungo senza compagnia. Ovviamente, non teme il freddo invernale grazie al folto pelo che lo protegge. È un temibile cacciatore e, nonostante la mole, possiede un'agilità straordinaria, quella che solo i veri predatori conoscono. Come spesso accade negli animali forti e grandi, il Maine Coon è dotato di una proverbiale bontà d'animo. Essendo una razza naturale, è particolarmente rustico e robusto: la sua cura è semplice, non presenta particolari problemi di salute né difficoltà nell'alimentazione o nella manutenzione del mantello. E ora? Che farà il nostro divo Abarth? Semplice: tornerà a Brescia, nella sua casa, probabilmente inconsapevole della sua fama. Continuerà a farsi coccolare, a giocare, a essere semplicemente se stesso. Perché i gatti, anche quando diventano campioni del mondo, restano sempre fedeli alla loro natura: misteriosi, magnifici, imperscrutabili. E infinitamente amati.