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Cuore di mamma, e anche di papà: il capo del curling convoca la figlia per le Olimpiadi

Barbara Leone
 
Cuore di mamma, e anche di papà: il capo del curling convoca la figlia per le Olimpiadi

Si fa l'abitudine a tutto, ma certe volte alcune notizie lasciano il segno più di altre. Come quella secondo cui il direttore tecnico della nazionale italiana di curling (che potrebbe essere paragonato alle bocce, sostituite da pesanti pietre che scivolano sul ghiaccio) per le ormai vicine Olimpiadi ha convocato la figlia, depennando quella che, fino a poche ore prima, era una titolare.

Cuore di mamma, e anche di papà: il capo del curling convoca la figlia per le Olimpiadi

Protagonisti di questa storia sono Marco Mariani, responsabile della disciplina, la figlia, Rebecca, e Angela Romei, che da tutti era data per sicura titolare nella squadra azzurra. Da tutti meno che da Mariani, che ha preferito convocare la figlia, diciannovenne, mandando a casa Angela Romei che, a dispetto dei suoi appena 28 anni, è una veterana, avendo partecipato a molti campionati internazionali.

Per quello che posso saperne, il capo di uno sport, inteso come responsabile tecnico, può convocare chi vuole, partendo da una valutazione asettica e oggettiva, perché è questo che ci si aspetta da lui. Quindi, se Mariani - ex atleta della disciplina e anche figlio d'arte - ha scelto la figlia, e non altra atleta che ha partecipato a sei campionati Mondiali e a nove Europei, avrà avuto le sue ragioni. Che non deve necessariamente spiegare, anche se lui lo ha fatto, dicendo che alla base della sua decisione ci sono valutazioni tecniche e che non sono state condizionate dal rapporto padre-figlia, anche se la figlia di cui sopra è praticamente una debuttante e comunque con una esperienza internazionale non paragonabile a quella della rivale.

Le spiegazioni e le prese di posizione lasciano il tempo che trovano. Resta però la sensazione di qualcosa di non bello. Non bello non significa irregolare o frutto di un ragionamento di pura convenienza. Ma solo che in circostanze del genere da chi è, da tecnico e selezionatore, a capo di un movimento sportivo nazionale ci si dovrebbe aspettare un maggiore rispetto per la forma. Perché se lui, Mariani, è, per come ha detto, convinto che Angela Romei non sia la migliore per essere chiamata a indossare la maglia della Nazionale, forse prima di prendere ufficialmente la decisione poteva fare un passo indietro. Perché certo sapeva benissimo che convocare la figlia in sostituzione di una delle veterane della squadra sarebbe stata una sorpresa e, soprattutto, avrebbe avuto commenti negativi. Per come è stato, e non solo da Angela Romei che ha contestato i modi del suo siluramento, ma anche i tempi, perché la comunicazione le è giunta quando praticamente stava preparando il borsone con gli indumenti di gara.

Una delle cose più difficili, quando si raggiunge la vetta di qualcosa, è dimostrarsene all'altezza. Che in questo caso non è solo guidare al meglio una squadra, ma farlo senza che sul proprio comportamento ci siano ombre. Che invece restano, non certo sull'onestà di Mariani, quanto per il fatto che la scelta sia caduta proprio sulla figlia, sulla quale immaginiamo la pressione sarà ora quasi insostenibile. Perché se dovesse andare bene, e se lo augurano tutti, allora congratulazioni.

Ma al primo tiro (si chiamano così?) sbagliato tutti si ricorderanno il suo cognome e non invece che nello sport l'errore è sempre in agguato.

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