Ci sarà un momento in cui la Storia dovrà occuparsi non della presidenza di Donald Trump e dei suoi effetti, ma di come coloro che militano nella sua stessa area ideologica si siano piegati nella disarmante postura degli adulatori acritici, ai quali, anche le peggiori nefandezze cui l'attuale inquilino della Casa Bianca ci sta abituando, sembrano la normale evoluzione dell'esercizio del potere.
Forse è il momento che la destra europea prenda le distanze da Trump e dal suo modello di tossica democrazia
E ci sarà anche un momento, che potrebbe non essere lontano, in cui questa assuefazione al verbo trumpiano potrebbe pretendere un prezzo anche per quei leader che oggi lo incensano senza nemmeno accettare la possibilità di contestarlo.
Come il cavallo Boxer che, confidando oltre la ragionevolezza sul carisma del maiale leader de ''La fattoria degli animali'' di George Orwell, dice "Napoleon ha sempre ragione".
Trump, però, non è Napoleon e quindi, quando sbaglia - e quanto sbaglia... - , deve trovare nei suoi sostenitori anche dei critici. Una categoria, parliamo di quella dei suoi partigiani, che sino ad oggi, in Europa soprattutto, si è ingrossata.
Ma il presidente americano infila obbrobri a cadenza quotidiana e ora pare che qualcuno, seppure in un quadro generale di esaltazione del verbo trumpiano, abbia capito che di tanto in tanto - forse non per convinzione, ma per convenienza - bisogna ribellarsi, magari solo a parole.
Come hanno fatto Giorgia Meloni e Keir Starmer, ma anche altri, sentendo Trump insultare, dando loro dei codardi, i soldati della Nato che affiancarono le truppe americane in Afghanistan e che, secondo lui, se ne stavano al riparo, nelle retrovie.
Trump parla senza freni, cogliendo ogni occasione per ribadire due/tre essenziali concetti, tutti da verificare: lui è il migliore presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto (anche se questa affermazione non è suffragata dai numeri e dalle percentuali che lui spara a casaccio); gli americani sono il popolo dei più grandi, dei più coraggiosi, degli eroi; gli altri, siano avversari che alleati, sono alla stregua delle deiezioni canine, da scansare camminando.
Al presidente Trump qualcuno dovrebbe avere il compito di ricordare magari qualche numeretto, come quello dei caduti in Afghanistan dei Paesi alleati e magari spiegargli che il valore dei militari non dipende dal numero dei caduti (chissà se mai Trump abbia letto qualche libro sulle migliaia e migliaia di morti sulle e dentro le trincee della prima Guerra Mondiale), ma dalle azioni. Lui, invece, deve insultare, tutti, sempre e comunque, inventando delle situazioni che vivono solo nella sua testa e non nella realtà.
Tutti sono insorti, persino Giorgia Meloni, combattuta tra la comune visione del mondo e l'evidenza dell'insulto. Perché, cosa che evidentemente non appartiene al bagaglio di conoscenze di Trump, in Afghanistan morirono in tanti e tra loro anche decine di soldati italiani, andati a combattere in un Paese lontano per onorare l'adesione alla Nato.
Davanti alle proteste, per quella che è stata una distorsione, ''pro domo sua'', della verità, Trump ha fatto, nell'arco di poche ore, una imbarazzante marcia indietro, una pezza peggiore del danno, perché si è lanciato in un peana dei soldati britannici, ma solo di loro, quasi che i morti degli altri Paesi siano di serie B.
Leggere il messaggio ''riparatore'', affidato da Trump al suo social, Truth, è istruttivo.
"I GRANDI e CORAGGIOSI soldati del Regno Unito saranno sempre con gli Stati Uniti d'America! In Afghanistan, 457 persone sono morte, molte sono rimaste gravemente ferite, ma erano tra i più grandi guerrieri di tutti i tempi", ha continuato. "È un legame troppo forte per essere spezzato. L'esercito britannico, con un cuore e un'anima straordinari, non è secondo a nessuno (tranne gli Stati Uniti!). Vi amiamo tutti, e vi ameremo per sempre!".
Come non cogliere la volgarità dell'affermazione, anche parlando di soldati che, seppure valorosi, sono comunque secondi a quelli americani?
Giorgia Meloni ha protestato, anche con durezza, e lo stesso hanno fatto altri esponenti del governo (e qualcuno anche dell'opposizione) , ma nella sua marcia indietro Trump ha voluto salvare solo i britannici, facendo una sua personalissima graduatoria dei morti da rispettare e di quelli da ignorare.
E' questo il paladino nel conservatorismo al quale si ispirano oggi in molti? Certo, è lo stesso che nega l'evidenza, dicendo che Alex Pretti, l'infermiere ucciso dall'Ice a Minneapolis, minacciava gli agenti con una pistola, quando non uno, non due, ma molti video dicono che la vittima aveva in mano solo un telefono cellulare per riprendere la violenza del fermo di due donne.
In un'epoca in cui le immagini sono armi forse si comprende perché i miliziani mascherati dell'Ice abbiano sparato a Pretti dieci colpi di pistola, il più distante dei quali esploso a poche decine di centimetri.