Ieri l’Assemblea nazionale francese ha compiuto un passo che molti definiscono storico. Con 106 voti favorevoli e nessun contrario, i deputati hanno sancito un principio destinato a incidere profondamente nel diritto di famiglia: il matrimonio non comporta alcun obbligo sessuale tra i coniugi. La proposta di legge, trasversale e sostenuta da una maggioranza ampia, passerà ora all’esame del Senato.
La Francia archivia il “dovere coniugale”: il consenso resta sempre necessario
Il suo obiettivo è mettere fine a un’interpretazione della giurisprudenza che, per decenni, ha consentito a giudici e avvocati di evocare l’esistenza di un presunto “dovere coniugale”, nonostante il codice civile francese non lo abbia mai esplicitamente previsto. A firmare il testo sono Marie-Charlotte Garin, deputata del gruppo Les Écologistes, e Paul Christophe, esponente di Horizons, che hanno raccolto il sostegno di oltre 120 parlamentari provenienti da quasi tutto l’arco politico. escludendo deliberatamente l’estrema destra. Il provvedimento ha un duplice scopo: cancellare definitivamente dalla giurisprudenza ogni riferimento a un obbligo sessuale derivante dal matrimonio e rafforzare la prevenzione della violenza sessuale all’interno delle coppie. I promotori confidano che la legge possa essere promulgata entro l’estate del 2026.
Alla radice della questione c’è una lettura ormai datata del codice civile. Tra i quattro doveri che la legge fa discendere dal matrimonio figurano la fedeltà, l’assistenza materiale, il sostegno reciproco e la cosiddetta “comunione di vita”. È proprio quest’ultima espressione ad aver generato, nel tempo, interpretazioni forzate: una parte della giurisprudenza l’ha intesa come comunione anche fisica, lasciando sopravvivere l’idea che i coniugi fossero in qualche modo tenuti ad avere rapporti sessuali. Una visione che, secondo Marie-Charlotte Garin, ha contribuito a perpetuare un sistema di dominio.
Dal podio dell’Assemblea, la deputata ha richiamato espressioni ancora diffuse nel linguaggio comune, come il “diritto della prima notte” o l’idea di “mettere nel calderone”, per dimostrare quanto sia ancora radicata la nozione di dovere coniugale. Si tratta, ha spiegato, della convinzione secondo cui si debbano rapporti sessuali all’altro, o che si abbia il diritto di esigerli, nel matrimonio e più in generale nella coppia. Il caso che ha portato la questione davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo è emblematico.
Nel 2019 un uomo ottenne il divorzio con addebito esclusivo alla moglie perché quest’ultima aveva smesso da anni di avere rapporti sessuali con lui. Il ricorso della donna alla Corte di Cassazione, presentato l’anno successivo, fu respinto. Da lì la decisione di rivolgersi alla CEDU, che nel gennaio 2025 ha condannato la Francia, riconoscendo che la sua giurisprudenza aveva di fatto legittimato l’imposizione di rapporti sessuali sotto la minaccia di un divorzio per colpa.
La nuova legge interviene proprio su questo punto, chiarendo nel codice civile che la comunione di vita non comporta alcun obbligo di intrattenere rapporti sessuali. Viene inoltre introdotto il divieto di fondare un divorzio per colpa sull’assenza o sul rifiuto di rapporti, un argomento che ancora oggi viene invocato in alcune cause. Come ha sottolineato Paul Christophe in Aula, giudici e avvocati avevano chiesto un intervento legislativo chiaro, affinché nessuna argomentazione possa più mettere in discussione il principio del libero consenso.
Christophe ha anche richiamato dati definiti allarmanti: secondo studi recenti, in Francia un uomo su quattro ritiene normale che una donna abbia rapporti sessuali per dovere e non per desiderio. Un dato che, secondo il deputato, impone al legislatore la responsabilità di ribadire con forza quanto questa convinzione sia profondamente sbagliata. Marie-Charlotte Garin ha aggiunto che permettere a un simile “dovere” di sopravvivere nel sistema giuridico equivaleva a una forma di approvazione collettiva di un meccanismo di predazione del marito sulla moglie. Cambiare la legge, ha spiegato, è necessario affinché questa nozione non possa più esistere né nei testi normativi né nella mente delle persone, e affinché sia chiaro che il matrimonio non è una bolla in cui il consenso ai rapporti sessuali viene acquisito una volta per tutte e per tutta la vita.
Durante il dibattito, socialisti e deputati de La France Insoumise hanno tentato, senza successo, di eliminare anche il riferimento alla fedeltà tra i doveri coniugali, sostenendo che anche questo concetto potrebbe essere interpretato come un obbligo sessuale. La proposta non è passata, ma la discussione ha messo in luce quanto il tema del consenso all’interno del matrimonio resti complesso e tutt’altro che risolto. Subito dopo il voto, Garin ha voluto dedicare un pensiero alle donne che hanno subito stupri coniugali, auspicando che questo testo possa rappresentare un vero punto di svolta. Secondo i promotori della legge, consentire alla nozione di dovere coniugale di sopravvivere ha significato, di fatto, legalizzare l’imposizione di rapporti sessuali, contribuendo a perpetuare quella che viene definita una cultura dello stupro.