Una delle cose, tra le prime, che venivano insegnate ai tempi in cui i partiti avevano le loro ''scuole'', dove si formavano amministratori e politici degli anni a seguire, era che le decisioni che si prendono, una volta arrivati in cima alla catena alimentare del potere, devono tenere conto di due aspetti: essere, per quanto possibile, a favore della comunità e, soprattutto, non prese sulla spinta di un fatto di cronaca, di quelli che muovono le coscienze, per poi finire per essere adottate sperando solo in una crescita del consenso.
Ma il governo pensa veramente di risolvere il malessere dei giovani col metaldetector?
Il governo, in questo, sembra non avere fatto tesoro di questo e va avanti a colpi di leggi prese sull'onda emozionale del momento, dimenticando che, una volta esaurita, la realtà torna ad essere quella di prima. Cioè con problemi seri e datati che, prima o poi, qualcuno deve cercare di risolvere.
Oggi, sulla spinta di recenti fatti di cronaca (ripetiamo ''fatti di cronaca'' e non fenomeni sedimentati nella società), è la volta della circolare, a firma Giuseppe Valditara e Matteo Piantedosi, rispettivamente ministri dell'Istruzione e degli Interni, che dovrebbe avere come finalità quella di reprimere il possesso, da parte dei più giovani, di armi da taglio che sempre più spesso compaiono in zuffe e risse, che si concludono anche drammaticamente, come la morte dello studente a La Spezia.
Tra le misure contemplate nella circolare c'è anche l'adozione dell'utilizzo del metal detector nelle scuole, su richiesta dei dirigenti scolastici e nell'ambito di quelle che vengono definite interlocuzioni con prefetture e questure.
''La sicurezza è la condizione dell'autentica libertà'', si legge nella circolare, insieme al fatto di come la scuola è lo specchio delle ''dinamiche di disagio, marginalità e illegalità che attraversano il tessuto sociale''.
Quindi, una condivisibile finalità che, però, cozza contro l'evidenza dell'inadeguatezza (non per sua colpa) della Scuola a fronteggiare i fenomeni estremi del disagio giovanile, quelli che spingono i ragazzi a portare in classe un coltello e anche ad usarlo.
Si pensa, veramente, e lo diciamo con rispetto delle finalità dell'iniziativa, che tutto si risolva con un metal detector che, una volta passato lo shock del momento, sarà messo in qualche sgabuzzino, nell'attesa che magari qualche altro accoltellamento induca a tirarlo fuori?
È una toppa che manco serve a tappare il buco, perché il buco in questione non è riconducibile al singolo o più episodi, ma alla cultura, alla situazione sociale, al momento storico che vive il nostro Paese.
La politica, che un tempo (quasi sempre) era veramente passione e spirito di servizio, ora ha mutato pelle e decide in base a quel che legge sul giornale o che sente nelle trasmissioni televisive che parlano solo di sangue e morti.
Le misure da adottare sarebbero diverse e più incisive, ma, se ci si dice che da qualche parte bisogna pure cominciare, allora anche il ricorso dei metal detector è fumo negli occhi.
E come tutto il fumo, anche questo destinato a diradare e a fare tornare tutto come prima.
Questa circolare ricorda la legge anti-rave di cui nessuno ricorda nulla, se non chi ha memoria storica delle azioni del governo.
Poi, di grazia, chi dovrebbe usare il metaldetector?
Il bidello, magari con vista sulla pensione, chiamato a controllare centinaia di studenti, tra i quali c'è magari il bullo che potrebbe minacciarlo?
E chi dovrebbe intervenire nel caso in cui il ragazzo di cui sopra facesse resistenza, magari brandendo il coltello? Il professore di matematica o quella di filosofia?
Le nostre non sono considerazioni gravate da chissà quale preconcetto, ma si basano sull'esperienza. Quando si decide, come hanno fatto Valditara e Piantedosi (certo seguendo input di altri), solo per dare una risposta istantanea all'indignazione del momento, si va incontro magari a qualche applauso, ma si perde la guerra.
In questo caso, la guerra è contro un degrado di valori che nessun controllo e nessun metaldetector riuscirà ad arginare.