Economia
Industria italiana in stabilizzazione, dai dati Istat segnali concreti di ripresa verso il 2026
Redazione

I dati diffusi da Istat sul fatturato dell’industria a novembre 2025 dicono che il ciclo produttivo italiano sta entrando in una fase di stabilizzazione avanzata, con fondamenta più solide rispetto ai mesi precedenti. Il fatturato, corretto dagli effetti di calendario, registra una variazione tendenziale nulla in valore e un incremento dello 0,5% in volume, confermando un miglioramento reale della produzione rispetto a un anno fa. La lieve flessione congiunturale dello 0,1% in valore, unita alla dinamica dei volumi, delinea un contesto ordinato, lontano da segnali di contrazione brusca
Industria italiana in stabilizzazione, dai dati segnali di ripresa
In un mese in cui i servizi mostrano una debolezza più evidente, l’industria si conferma comparto cardine per la resilienza dell’economia reale. È questa la lettura proposta dal Centro studi di Unimpresa, secondo cui il 2026 si aprirà con prospettive di crescita moderata, trainata soprattutto dai volumi produttivi e non dall’effetto prezzi. Le stime parlano di un aumento del fatturato reale compreso tra +0,8% e +1,5%, sostenuto dall’andamento degli investimenti in beni strumentali e dall’ammodernamento delle filiere.
Secondo Unimpresa, l’aggiustamento congiunturale di novembre non rappresenta un segnale di fragilità, ma un fisiologico movimento di fine anno, influenzato dalla domanda internazionale ancora prudente e da un quadro geopolitico complesso. L’assenza di una contrazione tendenziale e l’incremento dei volumi confermano che l’apparato produttivo italiano sta producendo e vendendo più beni rispetto a un anno fa, un indicatore coerente con la progressiva normalizzazione dei prezzi e con il recupero dell’efficienza produttiva.
A questo si aggiunge la stabilità del fatturato in valore, che suggerisce che le imprese stanno mantenendo i margini in un contesto di costi energetici e finanziari in via di normalizzazione. Dopo due anni segnati da tensioni sui prezzi e pressioni sui conti aziendali, il settore industriale sembra aver ritrovato una posizione più equilibrata.
Il confronto con i servizi rafforza ulteriormente questa interpretazione. Mentre il terziario registra un calo più marcato, l’industria mostra una maggiore capacità di resistenza, confermando il suo ruolo anticiclico. La manifattura resta un pilastro strutturale, alimentato dalla riattivazione degli investimenti e dalla solidità delle catene produttive, più che dai consumi finali.
Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi (in foto), invita a interpretare i dati con un approccio più analitico che emotivo: “I dati Istat vanno letti con attenzione e senza cedere alla tentazione dei titoli allarmistici. La tenuta del fatturato industriale su base annua e, soprattutto, la crescita dei volumi confermano che l’industria italiana sta attraversando una fase di stabilizzazione avanzata. Il dato tendenziale è quello che conta di più: produrre di più rispetto a un anno fa, in un contesto di normalizzazione dei prezzi, significa che il tessuto produttivo sta ritrovando equilibrio e capacità di reazione. L’industria sta facendo la sua parte; ora spetta alla politica creare le condizioni affinché questi segnali possano tradursi in una crescita più solida e diffusa”.
Guardando al 2026, il Centro studi di Unimpresa prefigura un percorso graduale, un primo semestre di assestamento e un secondo più dinamico, sostenuto dall’aumento degli investimenti e dalla ripartenza delle filiere tecnologiche e strumentali. Non si prevede una fiammata della produzione, ma una risalita ordinata, non trainata da spinte inflattive bensì da maggiori quantità vendute.
Il contesto potrà restare favorevole se convergeranno due elementi decisivi, una politica monetaria europea capace di accompagnare la ripresa e una politica economica nazionale in grado di rafforzare investimenti e competitività fiscale delle piccole e medie imprese. In assenza di shock esterni, il 2026 può rappresentare l’anno del passaggio dalla resistenza alla crescita strutturata. Un’evoluzione lenta ma solida, che restituisce centralità al settore industriale come motore di una ripartenza più ampia dell’economia italiana.