Luxury
Il lusso guarda al 2026 con fiducia, Italia in testa per ricavi, innovazione e investimenti sui talenti
Redazione

Nel pieno di un contesto globale segnato da incertezze geopolitiche, dazi e una crescita più selettiva, il settore del lusso entra nel 2026 con un sentiment sorprendentemente positivo. A guidare questa traiettoria è soprattutto l’Italia, che si conferma il mercato più fiducioso secondo il Global Powers of Luxury 2026 di Deloitte, un’analisi approfondita condotta su 420 top manager del fashion & luxury provenienti da dieci Paesi.
Il lusso guarda al 2026 con fiducia, Italia in testa per ricavi, innovazione e investimenti sui talenti
L’84% degli executive italiani prevede ricavi stabili o in aumento e il 70% immagina una tenuta dei margini operativi. Una fiducia che supera nettamente la media globale e che rivela la forza di un settore capace di mantenere appeal anche in un’economia caratterizzata da oscillazioni e nuovi equilibri. Se il decennio passato è stato dominato da espansioni geografiche e aperture retail, il 2026 si annuncia come l’anno della selettività strategica: investimenti misurati, attenzione alla redditività, rafforzamento del brand e più disciplina nella gestione dei prezzi.
Nonostante due anni di rallentamenti interni, la Cina resta il primo motore della domanda mondiale per il 19,3% degli executive, seguita da Giappone, Medio Oriente e Asia Pacifico. La geografia del lusso si muove verso aree ad alta propensione alla spesa esperienziale, con il Travel che emerge come segmento prioritario per il 36,2% degli intervistati. Parallelamente cresce l’attenzione verso l’iper-personalizzazione, indicata dal 33,3% dei manager come principale tendenza dei prossimi dodici mesi, mentre continua l’avanzata del pre-owned, ormai parte strutturale delle abitudini di acquisto più consapevoli.
Tra le leve di crescita, gli executive italiani puntano su innovazione, customer experience e trasformazione digitale. La GenAI attira interesse (30%), ma la sua adozione è ancora agli inizi, solo il 6% delle aziende la utilizza nelle funzioni più strategiche. L’Italia mostra un avanzamento significativo nell’uso selettivo dell’intelligenza artificiale, soprattutto nel marketing, nel design e nella previsione della domanda, settori in cui l’AI può incidere sia sulla creatività sia sull’efficienza.
Il rapporto segnala anche un approccio più prudente sugli investimenti, con il 36,2% degli executive che prevede di ridurre il capex, preferendo destinare risorse a progetti che rafforzano brand equity, omnicanalità e trasformazione tecnologica. Non meno rilevante il dato sugli investimenti nella forza lavoro. L’Italia è il Paese che più di tutti mette i talenti al centro delle priorità, con il 24% dei manager che considera la readiness organizzativa un fattore cruciale. In una fase in cui l’innovazione avanza, il capitale umano diventa l’elemento in grado di trasformare davvero le nuove tecnologie in valore competitivo.
La sostenibilità continua a essere una componente essenziale della strategia delle imprese del lusso. Riduzione dell’impatto ambientale, circolarità e gestione responsabile del ciclo di vita dei prodotti rappresentano ambiti prioritari, mentre cresce l’interesse per materiali innovativi e processi produttivi avanzati. Francia, Spagna e India guidano la corsa verso un “conscious luxury” che si fonda su tessuti bio-fabbricati, metalli riciclati e micro-produzione on-demand, dimostrando come il lusso stia evolvendo verso una nuova idea di qualità, legata non solo al prodotto ma alla sua storia e alla sua impronta sul pianeta.
Il 2026 si apre così come l’anno della consapevolezza strategica, meno crescita indiscriminata, più selettività, più innovazione e un forte ritorno alle radici del brand. In questo scenario l’Italia non è solo protagonista, ma punto di riferimento per visione, ambizione e capacità di adattamento. Un segnale che, in un mondo in trasformazione, il cuore del lusso batte ancora con forza nel nostro Paese.