Come se non bastassero i problemi tra le mura domestiche (nel senso di quelli che riguardano il Paese, il suo andamento reale e non vantato e le sue prospettive), Giorgia Meloni si trova, sua malgrado, in una situazione-trappola della quale avrebbe volentieri fatto a meno. E questa trappola è il presidente americano o, se la dizione può sembrare imperfetta, i rapporti con gli Stati Uniti a trazione trumpiana.
Di Giorgia Meloni si conosce la contiguità ideologica con The Donald e lei, di questo, coerentemente, non ha mai fatto mistero.
I rapporti con gli Stati Uniti di Trump rischiano d'essere un problema per Giorgia Meloni
Anche se, negli ultimi tempo, la Casa Bianca e il suo sulfureo inquilino hanno imboccato una strada che, da larga che era (quella annunciata in campagna elettorale, nel 2024), s'è rapidamente ristretta, facendo scelte che da questa parte dell'oceano è difficile condividere anche da parte degli amici, a meno di non chiamarsi Matteo Salvini, al quale di Trump va tutto bene, anzi benissimo.
Ora se la linea durissima nei confronti dell'immigrazione illegale può essere condivisa da chi, in Italia, ha sempre rivendicato la sicurezza come un problema proprio (in senso della svolta sicuritaria che si vuole imprimere al Paese), è sul come che non tutti sono d'accordo. Perché un conto è arrestare ed espellere chi delinque o lo ha già fatto, un altro è fare lo stesso con chi magari si trova, seppure illegalmente, negli Stati Uniti da anni, lavora normalmente e paga le tasse.
Ma in fondo questo è un problema che attiene la politica interna, ma su quella internazionale Giorgia Meloni sembra essere messa in qualche difficoltà da un Trump, che ormai deborda da ogni concetto di razionalità, come insegna il problema della Groenlandia, verso cui solo ieri ha fatto un passo indietro, di cui, peraltro, in molti dubitano sino a quando non sarà sciolto il problema della sovranità dell'isola artica. Che, a differenza di quello che ha detto anche ieri Trump, non ha mai fatto parte degli Stati Uniti.
Di fronte a simili assurde richieste - verso le quali solo qualche frangia della destra italiana mostra comprensione -, Meloni ha dovuto prendere una posizione contraria, ma non come hanno fatto altri big europei che, sia pure simbolicamente, hanno mandato un pugno di soldati a partecipare ad una esercitazione, da tempo organizzata, proprio in Groenlandia e per questo colpiti da dazi (ieri rimossi) ulteriori.
Senza volere dare a nessuno, e men che meno a Giorgia Meloni, consigli in materia di rapporti internazionali, l'Italia è stata il Paese occidentale che meno si è schierato contro le mire annessionistiche di Trump, dicendo di sperare che le sue ambizioni fossero parte di una strategia negoziale e non invece di una scelta politica.
Quando forse una presa di posizione molto più chiara sarebbe stata apprezzata da chi nelle strategie di Trump non vede le distorsioni del sistema costituzionale americano (dove le prerogative del presidente sono definite, ma consentendogli di aggirarle) , ma una precisa volontà di sopraffazione nei confronti del diritto internazionale, per quello che ormai vale, e dei rapporti con quelli che sino a ieri erano alleati, che il presidente americano pure a Davos ha praticamente insultato, facendo a pezzi decenni di rapporti ottimali.
Così come non solo omette o dimentica, ma offende, come ha fatto quando ha praticamente dato alla Danimarca l'etichetta di un Paese imbelle ed incapace di difendersi, non ricordando che, in occasione dell'invasione dell'Afghanistan, i danesi ebbero il numero più alto di soldati morti in combattimento, dopo ovviamenti quelli americani.
Anche i tentennamenti sul ''Board of peace'' mostrano l'imbarazzo nel quale Giorgia Meloni è stata tirata dentro, visto che la proposta di Trump (che ieri ha firmato l'atto costitutivo del consiglio) è per lo meno ambigua perchè, da strumento per la ricostruzione di Gaza, è di fatto una alternativa all'Onu, ma con la caratteristica di essere un organismo che si basa essenzialmente sulla cooptazione, in base a simpatie personali del presidente americano.
Che, ma è solo un esempio banale, ha voluto ne facessero parte rappresentanti di Paesi che certo non hanno peso nello scacchiere internazionale se non per il fatto di essere quasi ''satelliti'' degli Stati Uniti, per via di prestiti o di lucrosi contratti commerciali, dei quali hanno goduto anche persone molto amiche, quasi parenti, e senza il quasi, di Trump.