Un ministro ha, immaginiamo, una agenda fittissima, sia come responsabile di un dicastero, che, riteniamo, quasi sempre da esponente di una componente politica del governo. Una agenda dettata dagli argomenti e dal profilo di chi si incontra. E sin qui siano alla fiera delle banalità.
Ma chissà perché quando c'è di mezzo Matteo Salvini tutto viene amplificato, quasi che il segretario della Lega, ogni qualvolta si addentra nel campo della comunicazione, sia perseguitato da una nuvola che su di lui, e su di lui soltanto, scarica secchiate di pioggia, mentre quelli che gli stanno accanto restano miracolosamente al riparo.
Salvini incontri chi vuole, ma non da vicepremier e al Ministero
Ecco perché sorprende, ma non più di tanto, il fatto che Matteo Salvini abbia ricevuto, non a casa sua, non per strada o al bar, o addirittura al ristorante, un personaggio controverso arrivato dritto dritto dall'Inghilterra, ma al Ministero, nel suo ufficio, davanti ad una scrivania sulla quale troneggia quella bandiera a tre colori che rappresenta il nostro Paese, e anche la sua conclamata democrazia.
Il personaggio in questione è tale Tommy Robinson (che poi non è nemmeno il suo vero nome, ma questo poco importa, attenendo alla sua personale visione della vita) che, in patria, nel Regno Unito, è conosciuto per essere, andando in ordine sparso, pregiudicato anche per fatti legati alla droga e frodi, neofascista, islamofobo e anti-islamico, anti-immigrati e forse altro, che al momento sfugge.
Una personcina da cui tutti sembrano prudentemente prendere le distanze per il suo conclamato estremismo, ad eccezione di Elon Musk, che sarà anche l'uomo più ricco del mondo, ma che, in materia di amicizie, non è che spesso faccia onore al suo genio.
Salvini ha ricevuto Robinson, che ha pensato bene di immortalare l'incontro, pubblicando su X un commento - ''L'Europa deve unirsi e combattere l'immigrazione come un unico fronte. Ho avuto l'onore di stringere la mano a un leader coraggioso'', riferendosi al segretario leghista - e a corredo la foto dello ''storico'' evento.
Quell'immagine ha fatto immediatamente il giro della rete, scatenando, non solo a sinistra (l'altro vicepremier, Antonio Tajani, ha fatto capire che lui Robinson non lo avrebbe mai incontrato, marcando un incolmabile abisso valoriale), reazioni negative.
Alle quali Salvini ha risposto: io incontro chi mi pare, o qualcosa del genere. Ha insomma rivendicato il diritto di avere contatti, incontri e relazioni con chi gli pare, non avendo preclusioni per nessuno.
Impossibile dargli torto. Se uno i parenti ce li ha anche se non li vuole o li disconosce, amici e conoscenti li sceglie. E lui è questo che ha fatto.
Ma ci sono incontri e incontri, ci sono ruoli e ruoli, ci sono luoghi e luoghi.
Salvini può incontrare chi vuole, ma non può dimenticare chi è, facendo parte di un governo che ha come stella polare la Costituzione, che, ricordiamo a noi stessi, non discrimina i cittadini per il loro pensiero politico o il credo religioso, per non parlare della razza o come la si voglia chiamare.
Quindi Salvini non può dimenticare che ha un ruolo, che rivendica ogni volta che si esprime su questo o quell'argomento, come giusto; ma quello stesso ruolo gli impone il rispetto della ''grammatica'' essenziale dell'essere uomo politico.
Stringendogli la mano, nel suo ufficio, Salvini ha sdoganato come interlocutore, un sorridente Robinson (al quale non sarà sembrato vera cotanta accoglienza e quindi legittimazione).
E dire che lui incontra chi vuole (''Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?'') non è la risposta che forse ci si aspettava da lui, non come politico, ma come rappresentante delle Istituzioni.