Ambiente & Sostenibilità
Sette mosse per trasformare la prevenzione climatica in una politica economica nazionale
Redazione

L’ondata di maltempo che ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria ha riportato al centro del dibattito pubblico una verità che non può più essere ignorata. Gli eventi climatici estremi non sono episodi isolati, ma un fenomeno strutturale destinato a incidere sempre più sul tessuto economico, sociale e produttivo del Paese. È da questa consapevolezza che Unimpresa rilancia una proposta articolata in sette direttrici, pensate per rendere la prevenzione una leva di sviluppo e non una reazione tardiva ai danni già avvenuti.
Sette mosse per trasformare la prevenzione climatica in una politica economica nazionale
L’associazione chiede innanzitutto che la manutenzione del territorio diventi una pratica permanente: fiumi, argini, versanti, canali e reti urbane necessitano di interventi continui, programmati e non sporadici. Un cambio di passo culturale, prima ancora che amministrativo, per evitare che l’Italia continui a inseguire le emergenze invece di anticiparle.
Accanto al ruolo delle istituzioni, Unimpresa introduce due strumenti mirati a sostenere il tessuto produttivo, un fondo per la prevenzione delle piccole e medie imprese, pensato per aiutare chi opera in aree vulnerabili a mettere in sicurezza strutture, impianti e magazzini, e un credito d’imposta automatico per gli interventi di adattamento climatico. Un meccanismo semplice, che rende la sicurezza una scelta economicamente sostenibile e non un costo insormontabile.
Il tema delle assicurazioni viene affrontato con realismo. L’associazione propone un modello mutualistico con garanzia pubblica, evitando che l’obbligo di copertura contro le calamità si trasformi in un aggravio finanziario per le imprese. Un sistema più equo, in grado di distribuire il rischio senza lasciare sole le attività produttive.
Rilevante anche la dimensione istituzionale. La richiesta di una cabina di regia unica tra Stato, Regioni e Comuni punta a eliminare frammentazioni e ritardi, garantendo interventi coerenti e tempestivi. Una governance stabile è la condizione minima per trasformare la prevenzione in una strategia di lungo periodo.
Non meno importante è l’uso dei dati e delle tecnologie predittive, mappe di rischio, informazioni climatiche e analisi integrate consentono di anticipare gli impatti, di modulare le attività produttive e di ridurre le interruzioni. Investire in conoscenza significa rafforzare la capacità del Paese di rispondere con efficacia a fenomeni sempre più impegnativi.
Infine, Unimpresa sottolinea la necessità di coinvolgere direttamente le imprese nei piani di protezione civile. Informazione, formazione e coordinamento possono evitare che un evento critico diventi una crisi irreversibile. Le aziende non sono un elemento esterno, ma parte integrante del territorio e della sua sicurezza.
In questo contesto si inserisce il messaggio del presidente Paolo Longobardi, che ha espresso solidarietà sincera a famiglie, lavoratori e imprese colpite dal maltempo. Ha ricordato come dietro ogni serranda abbassata ci siano storie, identità e intere comunità. La ricostruzione, sostiene, deve partire dalla tutela del lavoro e dalla continuità produttiva, con tempi certi per indennizzi e procedure snelle per consentire un ritorno rapido alle attività. Prevenire significa proteggere, e proteggere significa anche garantire la capacità del Paese di ripartire.
La proposta di Unimpresa delinea una strategia che guarda oltre l’urgenza del momento, una trasformazione culturale e amministrativa che rende la prevenzione un investimento sul futuro, sulla competitività e sulla sicurezza dei territori. Un Paese che interviene prima è un Paese che riparte prima. E oggi, più che mai, l’Italia ha bisogno di ripartire con forza, metodo e lungimiranza.