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Stati Uniti, critica Trump: revocato il visto al Nobel Soyinka

Redazione
 
Stati Uniti, critica Trump: revocato il visto al Nobel Soyinka

Forse dall'altro lato dell'Atlantico in pochi conoscono Ennio Flaiano. Agli altri, a quelli che non lo conoscono, consigliamo di leggere i suoi micidiali aforismi, a cominciare da quello secondo cui ''dev'esserci qualcuno che continua a spostare a soglia del ridicolo''. Lo diciamo dopo avere letto la notizia che il visto per entrare negli Stati Uniti è stato respinto al premio Nobel per la letteratura Wole Soyinka, secondo il quale la decisione potrebbe essere stata presa per le critiche che di recente ha mosso nei confronti del presidente Donald Trump.

Stati Uniti, critica Trump: revocato il visto al Nobel Soyinka

L'autore nigeriano, che 91 anni, ha vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 1986, diventando il primo africano ad esserne insignito. Soyinka ha riferito che gli è stato detto di ripresentare domanda per il visto, se proprio se desiderava entrare di nuovo negli Stati Uniti.

"Non si tratta di me, non sono davvero interessato a tornare negli Stati Uniti -ha detto il Nobel per la letteratura -. Ma c'è un principio in gioco. Gli esseri umani meritano di essere trattati decentemente ovunque si trovino".

Soyinka ha insegnato negli Stati Uniti e in precedenza aveva una carta verde (che consente di risiedere in permanenza nel Paes). Il Nobel, parlando con i giornalisti, ha ricordato che la sua carta verde "ha avuto un incidente" otto anni fa'' ed "è caduta tra un paio di forbici", riferendosi al fatto di avere distrutto il documento nel 2017per protestare contro il primo insediamento del presidente Trump.

La lettera che ha ricevuto che lo informava della revoca dell'autorizzazione all'ingresso negli Stati Uniti cita "ulteriori informazioni rese disponibili dopo il rilascio del visto" come motivo della sua revoca, ma non spiega nel dettagli quali siano queste informazioni.

Soyinka crede che il no al suo visto possa essere stato motivato dal fatto che di recente si è riferito a Trump come a una "versione bianca di Idi Amin", il sanguinario dittatore che ha governato l'Uganda dal 1971 al 1979.
Soyinka l'ha scherzosamente definita una "lettera d'amore" e ha detto che, pur non incolpando i funzionari, non avrebbe richiesto un altro visto.
"Non ho un visto. Sono bandito, ovviamente, dagli Stati Uniti, e se vuoi vedermi, sai dove trovarmi".

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