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Addio a Diane Keaton, la donna che fece sorridere Woody Allen e tremare il Padrino

 
Addio a Diane Keaton, la donna che fece sorridere Woody Allen e tremare il Padrino
Il cinema perde una delle sue voci più autentiche e ironiche: Diane Keaton, musa di Woody Allen e icona di uno stile che ha unito grazia, intelligenza e anticonformismo. L’attrice, regista, fotografa e scrittrice, vincitrice dell’Oscar nel 1978 per Io e Annie, è morta a 79 anni in California. Lo riferisce People, precisando che le cause del decesso non sono ancora note.

Nata a Los Angeles il 5 gennaio 1946 come Diane Hall, aveva scelto il cognome della madre, Keaton, per distinguersi nel registro degli attori. Sul palcoscenico di Broadway esordì nel 1968 in Hair, e proprio lì il destino la fece incontrare con Woody Allen, che la volle in "Provaci ancora, Sam". Quel sodalizio, artistico e sentimentale, avrebbe cambiato la storia del cinema americano: otto film insieme, un linguaggio nuovo e un personaggio femminile mai visto prima, ironico, fragile, brillante e libero.

Keaton fu Kay Adams nel "Padrino" di Francis Ford Coppola, moglie del glaciale Michael Corleone (Al Pacino). Un ruolo memorabile che la consacrò come volto di un’epoca. Con Pacino visse anche una lunga e tormentata storia d’amore, interrotta quando lei, come confidò anni dopo, gli pose un aut aut: “O ci sposiamo o finisce qui”. Finì lì.

Con Allen, invece, non finì mai davvero. L’amore si trasformò in stima, complicità, amicizia. “Il più grande amore della mia vita”, disse di lei il regista newyorkese. Lei rispose con un’affermazione disarmante: “Gli devo tutto. L’ho amato, lo amo e lo amerò per sempre”. "Io e Annie" rimane la loro eredità più luminosa: una commedia sentimentale che rivoluzionò il genere, vinse quattro Oscar e inventò un modo nuovo di parlare d’amore, di ironia e di nevrosi.

Nel 1981, accanto a Warren Beatty, girò "Reds" e ottenne la seconda nomination all’Oscar. Seguono "La stanza di Marvin" (1997), con Leonardo DiCaprio, e "Tutto può succedere" (2003) con Jack Nicholson, che le valse la quarta candidatura alla statuetta. In mezzo, un’infinità di ruoli che hanno raccontato la maturità e le insicurezze delle donne reali, lontane dagli stereotipi hollywoodiani.

Mai sposata, Diane Keaton adottò due figli, Dexter e Duke, definendo la maternità “un impulso irresistibile”. In un libro del 2020, "Fratello e Sorella", raccontò il dramma del fratello Randy, affetto da gravi disturbi mentali, un atto di amore e redenzione che mostrò, ancora una volta, la profondità della sua anima.

Diane Keaton lascia un segno unico, fatto di intelligenza, ironia e autenticità. Indimenticabile con il suo cappello maschile e la risata contagiosa, ha insegnato a un’intera generazione che si può essere fragili e forti allo stesso tempo. E che si può amare senza appartenere a nessuno.

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