La decisione di S&P Global Ratings di confermare il rating dell’Italia a BBB+ e di alzare l’outlook da stabile a positivo segna un passaggio importante nella lettura internazionale della nostra economia. Una promozione che arriva in un contesto non semplice, tra incertezze del commercio globale e pressione geopolitica, ma che descrive un Paese impegnato in un percorso di risanamento credibile e misurabile.
Secondo l’agenzia, il deficit italiano “scenderà al 2,9% nel 2026” per poi ridursi al 2,7% entro il 2029, mentre il settore privato continuerà a sostenere i surplus delle partite correnti. Una previsione che conferma come, pur tra mille fatiche, l’Italia stia muovendosi nella direzione giusta: quella della responsabilità fiscale accompagnata dalla capacità di mantenere un equilibrio tra crescita e sostenibilità del debito.
Nelle motivazioni di S&P emerge che i maggiori introiti derivanti dalle imposte straordinarie su banche e assicurazioni, la riscossione più efficiente dell’Iva e le nuove regole sugli affitti brevi compensano buona parte delle misure fiscali che riducono il carico sui redditi medi e sui datori di lavoro. Una dinamica che contribuisce a rendere più solida la traiettoria di bilancio.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti accoglie così la decisione: “La traiettoria di maggiore credibilità verso l’Italia non conosce soste. Il lavoro paga”. Una frase che sintetizza quanto sostenuto dell’esecutivo, e cioè che la gestione dei conti pubblici è sotto controllo e i risultati iniziano a essere riconosciuti anche dalle agenzie internazionali.
S&P non ignora il contesto politico nazionale. Le elezioni del 2027, la competizione dentro e fuori la maggioranza, e l’incertezza sulla nuova legge elettorale potrebbero ridurre il margine per riforme strutturali di grande portata. Ma la stessa agenzia osserva che le amministrative del 2026 difficilmente avranno impatti significativi sulla rotta economica del Paese.
Sul fronte della crescita, le stime restano prudenti: 0,8% nel 2026, con stabilizzazione sui medesimi livelli nel 2027-2028. Ancora lontani dai benchmark europei, ma migliori rispetto al periodo pre-pandemico. Restano le criticità, in particolare l’invecchiamento della popolazione, la natalità in caduta, l’emigrazione in aumento. Fragilità che pesano sulla potenziale espansione del Pil e che continuano a rappresentare la sfida più complessa da affrontare nei prossimi anni.
La revisione dell’outlook, però, dice ai mercati che l’Italia è credibile e capace di mantenere una rotta stabile nei conti. In un tempo di turbolenze globali, non è un risultato da poco.
S&P tornerà a esprimersi il prossimo 15 maggio e il 13 novembre, ma prima di allora, sono attese Fitch Ratings il 13 marzo, poi l'11 settembre, Moody's il 25 marzo, poi il 25 settembre e Dbrs il 17 aprile e infine il 16 ottobre.