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Addio a Franco Reviglio, il "padre dello scontrino" che insegnò l’etica dei conti pubblici

di Demetrio Rodinò
 
Addio a Franco Reviglio, il 'padre dello scontrino' che insegnò l’etica dei conti pubblici
È morto a Torino, all’età di 90 anni, Franco Reviglio, economista, accademico e politico tra i protagonisti più rigorosi e rispettati della finanza pubblica italiana del secondo Novecento. La notizia è stata data da Franco Bernabè, suo ex assistente e poi presidente dell’Eni, con un post su LinkedIn: “È stato per me un amico e un riferimento per tutta la vita. Da lui ho imparato la disciplina nello studio, il rigore nel comportamento e il supremo rispetto della cosa pubblica”.

Docente di Scienza delle finanze, ministro delle Finanze nel governo Cossiga e poi ministro del Bilancio nel governo Amato, Reviglio legò il suo nome a una delle più radicali riforme della fiscalità italiana: l’introduzione del registratore di cassa e dello scontrino fiscale. Un gesto di equità sociale, più che un atto tecnico, che avrebbe cambiato per sempre il rapporto tra cittadini, imprese e Stato. “Se tutti pagano le tasse, le tasse si riducono”, ripeteva con il tono fermo di chi credeva nella moralità della spesa pubblica prima ancora che nella sua sostenibilità.

Il suo insegnamento formò generazioni di economisti e studiosi, da Giulio Tremonti a Domenico Siniscalco, da Alberto Meomartini allo stesso Bernabè, i cosiddetti “Reviglio boys”, destinati a segnare la politica economica italiana negli anni successivi.

Dopo un’esperienza al Fondo Monetario Internazionale, Reviglio portò nel dibattito pubblico italiano una visione che univa rigore contabile e giustizia redistributiva. Da ministro delle Finanze (1979-1981) nel governo Cossiga, affrontò il tema dell’evasione con misure pionieristiche e impopolari, ma ispirate alla convinzione che la legalità fiscale fosse fondamento della democrazia economica. Dal 1983 al 1989 fu presidente e amministratore delegato dell’Eni, guidando la transizione dell’ente di Stato verso un modello moderno e internazionale e istituendo la Fondazione Mattei e l’Archivio Storico, strumenti per preservare la memoria industriale come parte integrante dell’identità nazionale.

Senatore del Psi nella XI legislatura e ministro del Bilancio nel governo Amato, Reviglio attraversò le stagioni più difficili della politica italiana con il consueto rigore etico e intellettuale. Nella sua lunga carriera di studioso e editorialista, sulle pagine del Corriere della Sera, de La Stampa, de Il Sole 24 Ore e de L’Espresso, tradusse la complessità dei conti pubblici in un linguaggio limpido e accessibile, senza mai arretrare di fronte alle verità scomode.

Con Franco Reviglio scompare non solo un economista, ma una figura morale della vita pubblica italiana.
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