Economia

BTP a 7 anni e Green 2046, il mercato assorbe 20 miliardi con richieste record

di Luca Andrea
 
BTP a 7 anni e Green 2046, il mercato assorbe 20 miliardi con richieste record

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) archivia la prima grande operazione sindacata del 2026 con un risultato che va oltre le più rosee aspettative della vigilia. La risposta del mercato alla doppia emissione, un nuovo benchmark a 7 anni e la riapertura del BTP Green 2046, è stata massiccia: la domanda complessiva ha superato i 265 miliardi di euro, segnale inequivocabile di una fame di carta italiana che non accenna a placarsi nonostante il complesso scenario macroeconomico.

La spinta del settennale: ordini 10 volte superiori all'offerta

Il vero protagonista della giornata è stato il nuovo BTP a 7 anni (scadenza 15 marzo 2033). A fronte di un importo emesso di 15 miliardi di euro, il Tesoro ha raccolto adesioni per circa 150 miliardi, con un rapporto di copertura (bid-to-cover) pari a 10.

Il titolo, che vanta un tasso annuo del 3,15% (cedole semestrali), è stato collocato a un prezzo di 99,901, garantendo agli investitori un rendimento lordo all’emissione del 3,191%. La scelta della scadenza a 7 anni si conferma strategica per via della sua capacità di intercettare sia la liquidità degli investitori istituzionali che la ricerca di rendimento bilanciato del settore retail.

Parallelamente, il MEF ha riaperto il BTP Green 30 aprile 2046, riscuotendo un successo altrettanto clamoroso in termini di domanda relativa. Per i 5 miliardi di euro allocati, le richieste hanno sfondato il muro dei 115 miliardi.

BTP a 7 anni e Green 2046

Il titolo, caratterizzato da una cedola del 4,10%, è stato prezzato a 99,778, con un rendimento lordo del 4,158%. Questo exploit non è casuale: si tratta della prima emissione avvenuta sotto l'egida del nuovo "Quadro di riferimento per l’emissione dei titoli di Stato Green" pubblicato lo scorso 4 dicembre. Il nuovo Framework ha allineato in modo più stringente i criteri di selezione dei progetti alla Tassonomia UE, rendendo il debito sostenibile italiano ancora più appetibile per i grandi fondi ESG internazionali.

L'operazione è stata gestita da un sindacato di elevato profilo, guidato da sei lead manager: Banca Monte dei Paschi di Siena, Barclays, Bnp Paribas, Crédit Agricole, Morgan Stanley e NatWest. In particolare, Barclays, Crédit Agricole CIB e NatWest hanno svolto il ruolo cruciale di Sustainability Coordinators.

Il regolamento delle operazioni è fissato per il 15 gennaio 2026

"Il segmento Green è un fondamento della nostra strategia sul debito", si legge nelle linee guida del Tesoro. "L'evoluzione normativa e lo sforzo verso la transizione ecologica rendono questi titoli centrali per canalizzare gli investimenti verso progetti strutturali per il Paese".

La risposta dei mercati odierna suggerisce che l’Italia, nonostante l’elevato stock di debito, gode di una finestra di fiducia importante. Gli investitori sembrano scommettere sulla solidità del percorso di transizione energetica e sulla capacità del Tesoro di gestire le scadenze con emissioni sempre più mirate e "rating-friendly".
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