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Emergenza carceri in Italia, Alghero è in tilt. L'appello Fns Cisl

di Redazione
 
Emergenza carceri in Italia, Alghero è in tilt. L'appello Fns Cisl
L'emergenza strutturale che ha colpito il carcere romano di Regina Coeli, con il crollo di una porzione di tetto lo scorso 9 ottobre, ha innescato una reazione a catena che sta mettendo in ginocchio il già precario sistema penitenziario sardo. Il trasferimento d'urgenza di circa 100-120 detenuti sull'Isola, distribuiti in diversi istituti, sta creando una situazione "esplosiva", con il carcere di Alghero in prima linea nella crisi.

La denuncia arriva forte e chiara dai sindacati di Polizia Penitenziaria, in particolare dalla Fns Cisl Sardegna, il cui segretario generale, Giovanni Villa, parla di un "profondo stravolgimento dei servizi" e di un istituto, quello di Alghero, che non sarebbe in grado di gestire l'afflusso per la cronica carenza di personale.

Il carcere di Alghero, che si era distinto per un particolare regime trattamentale orientato al reinserimento, sta vedendo compromessi i suoi sforzi. La criticità maggiore non risiede solo nel sovraccarico numerico - che pure è un problema diffuso in tutta la Sardegna, con istituti come Uta che superano il 120% di tasso di riempimento - ma nella tipologia dei nuovi arrivati.

"Molti dei detenuti trasferiti non risultano adeguati alla tipologia trattamentale del carcere di Alghero, trattandosi per la maggior parte di soggetti con problematiche di tossicodipendenza o disturbi psichiatrici", sottolinea Villa. Questo disallineamento rischia di vanificare i progetti rieducativi e al contempo aumenta la tensione e la complessità di gestione per un personale già insufficiente.

L'emergenza romana ha evidenziato ancora una volta il ruolo della Sardegna come "tampone" per le criticità nazionali. Il trasferimento di circa 300 reclusi da Regina Coeli, di cui un centinaio nell'isola, si somma a un'altra recente e controversa decisione: l'annunciato arrivo di circa 90 detenuti in regime di 41 bis (carcere duro), destinati ad istituti come Bancali e Uta.

Questa duplice mossa, pur motivata da emergenze strutturali (il crollo a Roma) e strategiche (il 41 bis), ha sollevato l'indignazione delle istituzioni locali e della Garante dei diritti dei detenuti in Sardegna, Irene Testa, che ha parlato di un'Isola "trattata come una subcolonia penitenziaria".

La situazione è aggravata dalla "già nota carenza dei servizi sanitari regionali all'interno delle strutture penitenziarie", che rende il quadro "estremamente critico e potenzialmente esplosivo". Detenuti con patologie psichiatriche e tossicodipendenze, bisognosi di assistenza specialistica, si scontrano con la cronica mancanza di medici, specialisti e farmaci, come denunciato da tempo anche dall'associazione Socialismo Diritti Riforme.

Inoltre, il sindacato Fns Cisl lamenta che l'arrivo di nuovi detenuti ha portato al massimo della capienza anche le tre colonie agricole dell'isola, senza che l'amministrazione abbia provveduto ad adeguare l'organico di Polizia Penitenziaria.

Di fronte a un sistema che i sindacati definiscono sull'orlo del collasso, la Fns Cisl ha chiesto, con una lettera ufficiale, un incontro urgente con il provveditore delle carceri della Sardegna. L'obiettivo è scongiurare una crisi irreversibile e garantire la sicurezza, la dignità del lavoro degli agenti e il rispetto dei diritti dei detenuti, condizioni che, al momento, sembrano messe a repentaglio dalle decisioni emergenziali calate dall'alto. La vicenda Regina Coeli, lungi dall'essere risolta, ha semplicemente spostato e amplificato il problema in un contesto territoriale già sovraccarico.
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