Economia

Cucinelli e gli stipendi d’oro: cresce il dissenso tra gli investitori, anche la BCE vota contro

di Luca Andrea
 
Cucinelli e gli stipendi d’oro: cresce il dissenso tra gli investitori, anche la BCE vota contro
Il caso Brunello Cucinelli infiamma il dibattito sulla governance e la sostenibilità retributiva nelle società quotate italiane. Secondo quanto riportato da Affari Italiani in un’inchiesta firmata da Andrea Giacobino, durante l’assemblea degli azionisti tenutasi lo scorso 29 aprile a Solomeo (Perugia), non sono mancati segnali forti di dissenso da parte di alcuni dei principali investitori internazionali — tra cui spicca anche la Banca Centrale Europea — contro la “politica di remunerazione” del gruppo.

Nel 2024 il fondatore Brunello Cucinelli ha percepito una remunerazione di circa 1 milione di euro, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente. Ancora più significativi gli aumenti destinati ai due amministratori delegati, Luca Lisandroni e Riccardo Stefanelli, che hanno incassato 2 milioni di euro ciascuno, più che raddoppiando i compensi ricevuti nel 2023.

Ma non è finita qui. Il malcontento ha riguardato anche i bonus per il consiglio d’amministrazione, il collegio sindacale e i top manager dell’azienda umbra, icona del lusso italiano e del made in Italy etico.

Se da un lato l’approvazione del bilancio 2024 e la distribuzione dei dividendi (punti 1 e 2 dell’ODG) sono passati con una maggioranza schiacciante, ben diverso è stato l’esito per i punti più delicati:

• Punto 3.1 (remunerazione 2024): contrari azionisti con 13,8 milioni di azioni (20,3% del capitale)

• Punto 3.2 (remunerazione futura): contrari su 13,6 milioni di azioni (20%)

• Punto 6 (autorizzazione al buyback): contrari su 11,4 milioni di azioni (16,7%)


Nonostante l’approvazione formale, il messaggio politico-finanziario dei grandi azionisti appare chiaro: la trasparenza retributiva e l’equilibrio tra performance e compensi devono essere centrali.

A votare contro i maxi compensi del “re del cashmere” sono stati alcuni tra i maggiori fondi e asset manager mondiali:

• Allianz

• Amundi

• BlackRock

• Deka

• Fidelity

• Invesco

• Legal & General

• Morgan Stanley

• Nordea

• Pictet

• UBS

• Vanguard


E a sorpresa, anche la Banca Centrale Europea, che detiene in portafoglio 15.000 azioni della società, ha espresso voto contrario.

Questo episodio apre una riflessione sul concetto di corporate governance responsabile in tempi di crescente attenzione agli equilibri ESG (ambientali, sociali e di governance). Anche nel lusso, dove il capitale simbolico gioca un ruolo centrale, le logiche della finanza globale e dell’azionariato attivo iniziano a farsi sentire.
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