Economia

Davos 2026, la settimana decisiva. L’economia globale cerca una bussola

di Redazione
 
Davos 2026, la settimana decisiva. L’economia globale cerca una bussola

Il panorama economico globale del 2026 si apre con una cauta fiducia: secondo il recente Chief Economists’ Outlook del World Economic Forum, la percentuale di esperti che prevede un indebolimento delle condizioni mondiali è scesa al 53%, un netto miglioramento rispetto al 72% registrato nel settembre 2025. 

Nonostante questa relativa resilienza, il sistema rimane fragile, minacciato da un debito pubblico prossimo a soglie critiche e dalla necessità di gestire la transizione verso l'intelligenza artificiale. Saadia Zahidi, Managing Director del WEF, ha identificato tre tendenze dominanti: l’impennata degli investimenti in AI, il debito che spinge i governi verso difficili scelte fiscali e i profondi riallineamenti commerciali. In particolare, il 67% degli economisti nelle economie avanzate prevede che i governi ricorreranno a un'inflazione più elevata per alleggerire il carico del debito, mentre la spesa per la difesa è destinata ad aumentare quasi universalmente (97% dei pareri favorevoli), spesso a discapito della protezione ambientale.

L'intelligenza artificiale rimane il principale motore di volatilità e speranza. Sebbene circa l'80% degli economisti preveda guadagni di produttività entro due anni negli USA e in Cina, il mercato azionario vive una profonda spaccatura: il 52% attende un calo dei titoli tecnologici legati all'AI nel prossimo anno, e il 74% teme che uno scoppio della bolla avrebbe ripercussioni sistemiche globali. 

Dal 19 al 23 gennaio 2026 il World Economic Forum torna a Davos-Klosters

Il settore finanziario, l'IT e la sanità sono indicati come i "fast-movers" nell'adozione della tecnologia, ma l'impatto sull'occupazione resta incerto: se nel breve termine il 66% prevede modeste perdite di posti di lavoro, nel lungo periodo il 32% scommette sulla nascita di nuove occupazioni. Al di fuori del comparto tech, le prospettive sono più fosche per le criptovalute, con il 62% degli esperti che prevede ulteriori cali, e per l'oro, che il 54% degli analisti ritiene abbia già raggiunto il proprio picco.

Il fattore USA a Davos

L'edizione 2026 del Forum, intitolata "A Spirit of Dialogue", è dominata dalla presenza della delegazione americana più imponente di sempre. Il ritorno di Donald Trump, atteso per uno "special address" il 21 gennaio, sta di fatto trasformando il Forum in un crocevia di diplomazia parallela. Tra i corridoi di Davos si negoziano dossier cruciali su dazi e restrizioni tecnologiche: il 91% degli esperti prevede che le limitazioni all'export tech verso la Cina rimarranno stabili o aumenteranno. La delegazione USA, che schiera pesi massimi come Marco Rubio e Scott Bessent insieme a leader industriali del calibro di Jensen Huang (Nvidia), punta a ridefinire le priorità globali, spostando l'attenzione su accordi bilaterali e flussi di investimento verso gli Stati Uniti, previsti in crescita dal 57% degli intervistati, contro un modesto 9% per la Cina.

Per l'Italia, Davos 2026 rappresenta un appuntamento strategico non solo per la difesa dell'export verso gli USA (che vale oltre 64 miliardi di euro), ma anche per il posizionamento geopolitico nel Mediterraneo. Al centro dell'agenda italiana ci sarebbe la partecipazione di Giorgia Meloni al primo incontro del "Board of Peace" per la ricostruzione di Gaza, un organismo di 15 nazioni sotto l'egida americana. Nonostante le passate critiche al "gotha globalista", il pragmatismo sembra prevalere: la presenza italiana nel Board, insieme a partner come Regno Unito, Germania e Arabia Saudita, confermerebbe il ruolo di Roma come interlocutore chiave nei dossier di sicurezza e ricostruzione economica, in un momento in cui la stabilità delle filiere e l'accesso alle materie prime critiche sono diventati i nuovi pilastri della sovranità nazionale.
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