Economia

Deloitte Private Equity Survey: 2025 da record con 322 deal, ottimismo per il primo semestre 2026

di Redazione
 
Deloitte Private Equity Survey: 2025 da record con 322 deal, ottimismo per il primo semestre 2026
Il mercato italiano del Private Equity e Venture Capital mostra una resilienza sorprendente archiviando il secondo semestre del 2025 con il dato record di 322 operazioni concluse per un controvalore di 3,6 miliardi di euro e proiettandosi verso la prima metà del 2026 con una stima di 224 nuovi deal. 

È quanto emerge dalla 47ª edizione della Private Equity Survey di Deloitte, che rileva un sentiment in netto miglioramento tra gli operatori: nonostante il perdurare delle incertezze geopolitiche e delle tensioni commerciali, la quota di investitori che prevede un aumento delle transazioni nei prossimi sei mesi sale al 38,6%, registrando una crescita di 4,7 punti percentuali. Si delinea un cambio di passo nella strategia dimensionale, con oltre il 50% delle operazioni previste che supereranno la soglia dei 30 milioni di euro e una volontà quasi plebiscitaria di acquisire il controllo, dato che il 90,9% degli operatori indica le operazioni di maggioranza come modalità preferita, mentre crolla l'interesse per le minoranze. 

L'asset allocation settoriale premia la solidità industriale: il manifatturiero si conferma il comparto più attrattivo, catalizzando il 26% delle preferenze (+2,2 p.p.), seguito dal Food & Beverage al 17,1% e dal Life Sciences & Healthcare al 13%, mentre l'ICT registra una flessione. La geografia del capitale resta fortemente polarizzata: nel semestre appena concluso, l'88,7% dei deal si è concentrato nel Nord Italia, lasciando al Centro e al Sud quote marginali rispettivamente del 4,5% e del 2,3%. Sul fronte dei driver di valore, l'intelligenza artificiale rimane un fattore chiave nella selezione dei target per il 75% degli operatori, pur segnando un calo rispetto alle rilevazioni precedenti, e i criteri ESG sono ormai integrati strutturalmente nelle strategie di investimento o gestione dal 68% del campione. 

Significativa l'evoluzione nella struttura del leverage: si prevede un deciso ritorno al canale bancario tradizionale, con le banche commerciali indicate come main lender dal 63,6% degli operatori (+10,1 p.p.), a discapito dei fondi di private credit che scivolano al 20,5%. Il mercato accoglie con favore le novità regolatorie, con il 77% degli intervistati che attende effetti positivi dalla riforma del TUF e l'82% che guarda con ottimismo al Fondo di Fondi di Cassa Depositi e Prestiti, mentre sul piano operativo si segnala una forte accelerazione verso la monetizzazione: aumenta sensibilmente, raggiungendo il 20,5%, la quota di operatori che pianifica attività di exit nel prossimo semestre.
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