Economia

Economia italiana in stagnazione, UPB fotografa un quadro ancora fragile

di Redazione
 
Economia italiana in stagnazione, UPB fotografa un quadro ancora fragile
L’Italia è entrata in una fase di stagnazione economica nel terzo trimestre del 2025, schiacciata tra la frenata del commercio mondiale, il rallentamento dell’export e un clima di incertezza che continua a pesare sulle decisioni di famiglie e imprese. Lo evidenzia la Nota sulla Congiuntura di ottobre pubblicata dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), che fotografa un quadro ancora fragile nonostante la tenuta di inflazione e occupazione.

Il report spiega che gli effetti dei dazi imposti dagli Stati Uniti stanno iniziando a manifestarsi con maggiore chiarezza. Se nel primo semestre la spinta delle importazioni americane aveva sostenuto i flussi globali, oggi la situazione è cambiata. Da aprile le esportazioni dell’area euro mostrano un forte rallentamento, con flessioni del 22,2% verso gli USA e dell’11,3% verso la Cina registrate ad agosto. Il rafforzamento dell’euro sul dollaro, salito del 13% dall’inizio dell’anno, ha aggravato il quadro, determinando un onere aggiuntivo di circa 30 punti percentuali per gli importatori americani rispetto al 2024.

In questo contesto, l’Italia mostra una dinamica debole. Dopo la crescita invernale, il PIL è sceso dello 0,1% nel secondo trimestre, con un export in calo dell’1,9% e consumi interni frenati dalla propensione al risparmio. Solo gli investimenti fissi lordi hanno mostrato un segnale positivo, grazie alle condizioni di credito favorevoli e alla spinta dei beni strumentali. Per l’intero 2025, l’UPB conferma una previsione di crescita attorno allo 0,5%, ma avverte che il quadro resta esposto a rischi elevati, legati soprattutto alla frammentazione geopolitica e commerciale internazionale.

Il settore industriale si è ridimensionato dopo un temporaneo recupero, mentre il terziario resta stabile ma non mostra segnali di slancio. Le imprese manifatturiere segnalano un aumento degli ostacoli alle esportazioni, in particolare nel Nord-Est e nei settori legati al Made in Italy come abbigliamento, bevande e beni di consumo. La fiducia di famiglie e imprese rimane su livelli bassi, e l’indice UPB sull’incertezza si mantiene vicino ai massimi storici, escluso il periodo pandemico.

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione italiana resta contenuta all’1,6%, inferiore a quella media dell’area euro. Il mercato del lavoro tiene, con un leggero aumento degli occupati (+0,1% nel terzo trimestre), ma la crescita si concentra nelle fasce più anziane (50-64 anni), mentre calano i giovani e aumenta l’area degli inattivi. Le retribuzioni rallentano al 3,2% su base annua e, in termini reali, restano inferiori dell’8,8% rispetto ai livelli del 2020.

L’Italia resta dunque sospesa tra la resilienza di alcuni comparti e le ombre di un contesto internazionale instabile. L’UPB invita alla prudenza. La ripresa, se arriverà, sarà lenta e diseguale, e passerà prima di tutto dalla capacità del Paese di riaccendere la crescita delle esportazioni e della produttività.
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