Attualità

Fuoco amico contro gli italiani all'estero

di Wolfgang White
 
Fuoco amico contro gli italiani all'estero

Le leggi sull’immigrazione in Italia ora discriminano gli italiani stessi. Con un tasso di natalità ai minimi storici—1,2 figli per donna—e milioni di giovani che emigrano all’estero in cerca di lavoro, l’Italia si ritrova con una popolazione in declino. Mentre agli stranieri viene incoraggiato l’ingresso, i discendenti di sangue vengono lasciati indietro.

L’immigrazione non italiana — spesso proveniente da Paesi africani, asiatici, arabi e persino europei — pesa sulla sicurezza. Secondo il Viminale, gli stranieri non comunitari, pur essendo solo l’8,5% della popolazione, rappresentano il 30% degli arresti per reati violenti nel 2023 E invece di puntare alla rimigrazione di questi stranieri senza legami di sangue con l’Italia, o ad altre questioni ben più urgenti, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti della Lega e Antonio Tajani di Forza Italia — sostenitore dello ius scholae e dello ius soli — commettono un atto fratricida contro gli stessi italiani.

Il Decreto Legge n. 36 del 2025, firmato da Tajani, riduce di circa il 50% l’applicabilità dello ius sanguinis, che per legge riconosce cittadino italiano dalla nascita i discendenti di cittadini italiani. Il decreto la limita a chi ha un genitore o nonno nato in Italia. I bisnipoti, il cui sangue pulsa come quello dei nipoti, sono esclusi, pur potendo contribuire a salvare l’Italia dal declino demografico grazie a un’identità radicata nel sangue. Tajani cita la “sicurezza nazionale” nel decreto e ha definito i richiedenti come persone interessate solo ad avere un passaporto “per fare shopping a Miami”, ma allo stesso tempo accelera la cittadinanza per immigrati senza radici, pronti ad accettare salari bassi.

I motivi dell’immigrazione non italiana, sia legale che clandestina, sono un segreto di Pulcinella. Confindustria preme per colmare 1,5 milioni di posti vacanti a paghe misere; il Decreto Flussi 2025 assegna 181.450 visti a non europei, che guadagnano il 30% in meno, abbassando ulteriormente i salari. Ma gli italiani nati all’estero, spinti dall’eredità e dall’appartenenza italiana, accetterebbero quei lavori con l’ambizione di risalire, a differenza di molti stranieri che vi restano intrappolati.

Tra gli alleati dei bisnipoti si conta Matteo Salvini, che ha rassicurato Luis Roberto Lorenzato, italo-brasiliano ed ex deputato della Camera dei Deputati, dicendo: “questa battaglia è anche mia”. In campagna, nel 2022, Meloni prometteva di accogliere gli italo-discendenti all’estero, citando il Venezuela, con una “immigrazione più compatibile con la propria cultura”, per rafforzare la nazione. Ma nel 2025, li tradisce con la sua complicità.

Il fuoco amico sui figli d’Italia, in nome di un’immigrazione da profitto, non può essere ignorato. Gli italo-discendenti incarnano i valori della nazione, non chi arriva senza radici. Il decreto va revocato, e le risorse destinate ai consolati sottofinanziati e a programmi di integrazione per gli italo-discendenti. Gli italiani nati in Italia devono unirsi, con proteste pacifiche, ai loro fratelli nati all’estero contro questo decreto.

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