Economia

Il consiglio di Messina a Orcel: prima di scalare Generali, conta fino a due

di Luca Andrea
 
Il consiglio di Messina a Orcel: prima di scalare Generali, conta fino a due
Il numero uno di Intesa Sanpaolo interviene con fermezza nel dibattito sul risiko finanziario, segnalando i limiti strutturali e regolamentari di eventuali nuove aggregazioni bancarie in Italia.

Se UniCredit decidesse di scalare Generali, la prima cosa che farei sarebbe chiamare Andrea Orcel per dirgli: ‘fermati’”. Con questa frase netta e inequivocabile, Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, è intervenuto pubblicamente sul risiko bancario che sta animando i vertici finanziari italiani ed europei. Lo ha fatto nel corso del Consiglio nazionale della Fabi, commentando le ipotesi di una possibile avanzata di UniCredit nel capitale del Leone di Trieste.

Secondo Messina, un’eventuale operazione di scalata da parte di UniCredit sarebbe prematura e forse persino imprudente, alla luce del fatto che il gruppo guidato da Orcel ha già “due operazioni in corso contemporaneamente”. “Poi certo – ha aggiunto – se ne abbandonasse qualcuna, potrebbe essere ragionevole immaginare di costruire un percorso diverso”.

Ma al di là della prudenza tattica, il top manager del primo gruppo bancario italiano ha posto l’accento anche sui vincoli sistemici e regolamentari che oggi rendono particolarmente complesso immaginare fusioni tra grandi operatori: “Essere una quota di mercato rilevante comporta che determinate operazioni non verrebbero autorizzate. È inutile forzare la mano: ci sono limiti Antitrust e di sicurezza nazionale che non si possono ignorare. Forzare troppo crea incertezza e va a danno di tutti”, ha puntualizzato.

Messina ha voluto poi chiarire che, proprio per via della sua rilevanza sistemica, Intesa Sanpaolo non può più giocare la partita delle fusioni in Italia: “Abbiamo fatto le operazioni sulle banche venete e l’aggregazione con UBI. Ora abbiamo una quota di mercato che non ci consente di farne altre”.

Non si tratta solo di rispetto delle norme, ma anche – ha sottolineato – di una consapevolezza gestionale: “Sappiamo bene cosa significa gestire un percorso di integrazione. È un momento delicato: bisogna rassicurare le persone, creare sintonia, integrare i sistemi informativi. È una fase di grandissima tensione”. Parole che sembrano risuonare come un monito a chi, nel sistema bancario, valuta nuovi scenari di M&A senza forse ponderare appieno le implicazioni umane, tecnologiche e regolamentari.
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