Economia

Mediobanca, Caltagirone replica alle accuse: "Nessun patto occulto con Delfin"

di Redazione
 
Mediobanca, Caltagirone replica alle accuse: 'Nessun patto occulto con Delfin'
Francesco Gaetano Caltagirone rompe il silenzio e risponde punto su punto alle contestazioni della Procura di Milano, dopo le perquisizioni e il decreto che ipotizza manovre coordinate e accordi occulti attorno a Mediobanca. Davanti al Consiglio di amministrazione della Caltagirone S.p.A., il presidente ha presentato una relazione dettagliata, fondata su dati, date e documentazione ufficiale, respingendo ogni addebito di concertazione con Delfin nella scalata all’istituto di Piazzetta Cuccia.

Il cuore della difesa ruota attorno alla ricostruzione degli acquisti azionari. Secondo quanto illustrato al Cda, le operazioni effettuate dal gruppo Caltagirone e da Delfin su Mediobanca non sarebbero mai state coordinate, ma avrebbero seguito traiettorie autonome, differenziate nel tempo e nelle quantità. Delfin ha superato prima la soglia del 3% nel 2019 e poi quella del 10% nel 2020, mentre il gruppo Caltagirone è entrato nel capitale solo nel 2021, incrementando la partecipazione nel 2022 fino a circa il 9,5%. Una scansione temporale che, secondo la società romana, escluderebbe qualsiasi strategia comune.

Analoga linea difensiva riguarda il comportamento assembleare. Dalla documentazione analizzata emergerebbe che, nella maggior parte dei casi, i voti espressi da Delfin e dal gruppo Caltagirone in assemblea Mediobanca sono stati divergenti. Un dato che, nelle intenzioni della difesa, smonta l’ipotesi di un voto concertato e, di conseguenza, di un controllo occulto tale da far scattare l’obbligo di Opa. A rafforzare la tesi, viene ricordato che il gruppo Caltagirone non ha partecipato all’assemblea Mediobanca del 28 ottobre 2022, ritenuta centrale nell’impianto accusatorio.

La relazione affronta anche il dossier Monte dei Paschi di Siena. In merito alla procedura di Accelerated Book Building con cui il Mef ha ceduto una quota della banca senese, la società sottolinea come le offerte presentate da Delfin e dal gruppo Caltagirone fossero diverse sia per volumi sia per prezzo. Quanto all’Ops di Mps, viene precisato che i consiglieri riconducibili al gruppo Caltagirone hanno abbandonato la seduta decisiva, rinunciando al voto e a ogni informativa successiva.

Parallelamente alla linea difensiva, il Cda ha annunciato l’adozione di presidi di governance rafforzati. Francesco Gaetano Caltagirone ha rinunciato ai poteri di voto nelle assemblee di Banca Monte dei Paschi di Siena e di Assicurazioni Generali, limitatamente alle vicende oggetto di attenzione giudiziaria. Le decisioni che il gruppo sarà chiamato ad assumere nelle prossime assemblee delle due società verranno preventivamente sottoposte al parere del Comitato Amministratori Indipendenti, secondo le procedure previste per le operazioni con parti correlate di maggiore rilevanza, con la possibilità di avvalersi anche di consulenti esterni.

Una scelta che, nelle intenzioni della società, mira a evitare qualsiasi strumentalizzazione e a tutelare la correttezza della gestione delle partecipazioni strategiche. Il Consiglio di amministrazione ha ribadito la piena fiducia nella magistratura, confermando al tempo stesso la convinzione nella correttezza dei comportamenti del presidente e auspicando che la vicenda possa chiarirsi in tempi rapidi, anche a tutela della stabilità del gruppo Generali e del sistema finanziario.
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