Economia
Multe stradali, la classifica delle regioni con più sanzioni. Cassazione fa perdere 88 milioni ai comuni italiani
di Redazione

L'economia delle sanzioni stradali, una delle voci extra-tributarie più pesanti e cruciali per l'equilibrio dei bilanci degli enti locali italiani, registra una prima, significativa frenata dopo un lustro di crescita ininterrotta, chiudendo il 2025 con un gettito complessivo di 1,89 miliardi di euro e una contrazione del 4,4% su base annua.
Questo calo, che si traduce in mancati incassi per circa 88 milioni di euro rispetto al picco di 1,98 miliardi registrato nel 2024, è il risultato diretto non tanto della recente riforma del Codice della Strada approvata a fine anno, quanto del combinato disposto tra i nuovi vincoli normativi imposti da giugno sull’installazione degli autovelox e, soprattutto, l’onda lunga delle sentenze della Corte di Cassazione che hanno decretato la nullità delle sanzioni derivanti da apparecchi non omologati, un nodo irrisolto che ha costretto molte amministrazioni allo spegnimento coatto dei rilevatori.
I dati definitivi diffusi dal Codacons sul consuntivo del 2025 fotografano tuttavia la natura strutturale e massiva di questo flusso di cassa che, tra il 2021 e il 2025, ha garantito a Comuni, Province e Città Metropolitane un accumulo da 8,5 miliardi di euro, equivalente a una tassa occulta media di 142 euro per ogni cittadino residente, neonati inclusi.
La geografia degli incassi evidenzia profonde asimmetrie macroeconomiche: la Lombardia si conferma la cassaforte d'Italia per questo comparto, macinando 455,8 milioni di euro, un valore che doppia i 208 milioni della Toscana e stacca i 192 milioni dell’Emilia Romagna, mentre all’estremo opposto si posiziona la Valle d’Aosta con soli 2,7 milioni. Sul fronte delle grandi aree metropolitane, Milano consolida la propria leadership di bilancio incassando 169,7 milioni di euro, superando nettamente Roma, che si ferma a 118,7 milioni scontando un pesante crollo del 18,5% sul 2024, e Firenze, che in controtendenza vede salire le entrate del 4,1% a quota 64 milioni.
Il monitoraggio evidenzia come la flessione dei proventi abbia colpito in modo asimmetrico il tessuto amministrativo nazionale, penalizzando in particolar modo i bilanci dei grandi comuni over 250mila abitanti, che registrano una riduzione media degli incassi dell'11,3%, e le regioni del Sud come Calabria (-14,4%) e Sicilia (-8,5%), mentre aree come il Molise (+62,9%), la Sardegna (+22%) e l'Abruzzo (+19%) hanno registrato impennate a doppia cifra.
Nonostante la frenata dell'ultimo anno, la frammentazione del gettito conferma la dipendenza capillare degli enti locali da questa voce di entrata a tutti i livelli dimensionali: basti pensare che la fascia di comuni di medie dimensioni, tra i 20mila e i 60mila abitanti, ha generato da sola ricavi per 325 milioni di euro, un dato che impone una seria riflessione sulla tenuta finanziaria delle amministrazioni nel momento in cui il contenzioso sulla legittimità degli strumenti di rilevazione automatica dovesse erodere ulteriormente un gettito che, uscito indenne persino dalle restrizioni della pandemia Covid (quando nel 2021 valeva 1,2 miliardi), mostra oggi le prime crepe di natura prettamente giuridico-normativa.