Economia

L’Europa tra incertezza e rilancio: l’appello di Orsini al Festival dell’Economia di Trento

di Luca Andrea
 
L’Europa tra incertezza e rilancio: l’appello di Orsini al Festival dell’Economia di Trento
All’ultima giornata del Festival dell’Economia di Trento, organizzato dal Gruppo 24 Ore e Trentino Marketing, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha lanciato un messaggio forte e chiaro: l’Europa deve cambiare passo, o sarà stritolata. In un contesto internazionale dominato da conflitti economici e tensioni commerciali, l’Unione Europea appare – secondo Orsini – incapace di tenere il ritmo imposto da Stati Uniti e Asia.

Sono un europeista convinto, credo che il sistema Europa possa dare tanto”, ha dichiarato Orsini. Ma subito ha precisato: “l’Europa oggi non è sufficientemente rapida nel prendere decisioni e nel costruire risposte per l’industria”. La critica del leader degli industriali italiani non è ideologica, bensì pragmatica: secondo Orsini, il vecchio continente rischia di perdere competitività e lasciar andare imprese considerate eccellenze a livello globale, incapace com’è di offrire un ambiente favorevole agli investimenti e all’innovazione.

In particolare, le politiche ambientali della precedente Commissione europea, pur animate da nobili intenzioni, non hanno messo al centro l’industria, finendo per penalizzare proprio le aziende che con più impegno stanno cercando di coniugare sostenibilità e produttività. “La tecnologia non la puoi cambiare per imposizione normativa. Si cambia solo quando funziona meglio di quella attuale.”

Altro punto dolente segnalato da Orsini è la complessità del sistema europeo: “Il tema più sentito per noi imprenditori è quello della semplificazione. Trump quando parla dell’Europa mette in evidenza che c’è un dazio interno che mette fuori mercato chi opera da altri continenti”. Una constatazione amara, che mette sotto i riflettori un’Unione che, nonostante le buone intenzioni, rischia di trasformarsi in un freno competitivo per i suoi stessi attori economici.

Non a caso, i venti di guerra commerciale agitano anche i mercati: “Abbiamo bruciato 143 miliardi per la dichiarazione del presidente degli Stati Uniti” – ha denunciato il presidente di Confindustria – riferendosi all’annuncio di tariffe doganali al 50% contro l’Ue a partire da giugno. “La parola chiave di questa fase è incertezza. Gli imprenditori, se devono investire, oggi aspettano. Speriamo che il braccio di ferro si chiuda in una stretta di mano”.

Orsini ha sottolineato anche la necessità di coesione interna all’Europa, rilanciando il legame strategico con Berlino: “Se va male la Germania, non siamo felici. Abbiamo bisogno che tutti i Paesi europei vadano bene”. In quest’ottica, l’arrivo del nuovo leader tedesco Friedrich Merz, con un’apertura verso il debito comune, è visto come un’occasione per rilanciare un’interconnessione industriale forte e costruttiva tra Roma e Berlino.

Infine, Orsini ha evidenziato l’urgenza, anche sul fronte italiano, di governi stabili, in grado di programmare a lungo termine e accompagnare le imprese verso le transizioni in atto. “Dopo il Covid abbiamo risposto bene, ma oggi – con la produzione industriale ferma – abbiamo bisogno di cambiare passo. Servono misure concrete per sostenere gli investimenti”.

L’intervento di Orsini rappresenta la voce della manifattura italiana che non chiede protezione, ma visione e velocità. In un’epoca segnata da tensioni geopolitiche e rivoluzioni tecnologiche, l’Europa rischia di restare irrilevante se non saprà conciliare sostenibilità, competitività e rapidità decisionale. L’appello di Confindustria, dal palco di Trento, è dunque un grido d’allarme ma anche una proposta: rimettere l’impresa al centro dell’agenda europea, per non essere – ancora una volta – i più virtuosi, ma i meno ascoltati.
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