Attualità

Papa Leone XIV: “Il lavoro sia fonte di speranza e dignità, non solo strumento di profitto”

di Redazione
 
Papa Leone XIV: “Il lavoro sia fonte di speranza e dignità, non solo strumento di profitto”
Nella cornice di Piazza San Pietro, gremita da oltre 45mila fedeli, Papa Leone XIV ha accolto con calore i partecipanti al Giubileo del mondo del lavoro, durante l’udienza giubilare. Il Pontefice ha rivolto un pensiero particolare ai lavoratori, sottolineando che il lavoro deve rappresentare una fonte di speranza e di vita, capace di esprimere la creatività dell’uomo e di contribuire al bene comune.

Nel suo intervento, il Papa ha auspicato un impegno collettivo delle istituzioni e della società civile per promuovere un’occupazione stabile e dignitosa, che consenta ai giovani di realizzare i propri sogni. Ha invitato ad affrontare le sfide del mondo del lavoro con responsabilità condivisa, ricordando che la vera crescita economica non può prescindere dalla centralità della persona.

Il Pontefice ha poi richiamato la tradizione dei “pellegrinaggi del mondo del lavoro” in Polonia, nati dall’insegnamento di San Giovanni Paolo II e dalla sua enciclica Laborem exercens, pubblicata nel 1981 in occasione del 90° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII. Papa Wojtyła, nel documento, affermava che la Chiesa ha il compito di difendere la dignità e i diritti dei lavoratori, denunciando ogni violazione e orientando i cambiamenti economici verso un autentico progresso umano e sociale. Leone XIV ha invitato a “ritornare a queste fonti” per affrontare le “cose nuove” del presente, soprattutto in un’epoca di profonde trasformazioni tecnologiche.

Il Papa ha ricordato anche la figura del beato Jerzy Popiełuszko, martire del comunismo, che nelle sue omelie difendeva la libertà religiosa, i diritti umani e la giustizia sociale. Popiełuszko, ha sottolineato Leone XIV, invitava i fedeli a “liberarsi dalla paura e dal desiderio di vendetta”, scegliendo di vincere il male con il bene. Un messaggio di straordinaria attualità, che il Pontefice ha indicato come modello di coraggio evangelico nel mondo del lavoro contemporaneo.

Prima di avviare la catechesi, Leone XIV ha attraversato la piazza sulla jeep bianca, fermandosi per benedire alcuni bambini e salutare i pellegrini. Rivolgendosi anche ai partecipanti al Giubileo delle rievocazioni storiche italiane, ha ricordato come i valori della fede cristiana siano alla base della cultura, dell’arte e della tradizione civile e religiosa del Paese.

Nella sua riflessione, dedicata al tema “Sperare è testimoniare”, il Pontefice ha spiegato che la speranza cristiana nasce dalla consapevolezza che tutto può cambiare attraverso la fede. Ha ricordato l’insegnamento di San Paolo ai cristiani di Corinto, invitandoli a riconoscere la dignità di chi è umile e a comprendere che i criteri di Dio iniziano sempre dagli ultimi. La “parola della Croce”, ha detto, è un terremoto che non distrugge ma risveglia le coscienze e restituisce dignità a chi l’ha perduta.

Nel proseguire la catechesi, il Papa ha indicato come esempio di fede il beato Isidore Bakanja, patrono dei laici del Congo. Nato nel 1885 e convertitosi al cristianesimo grazie ai missionari trappisti, Bakanja visse la propria fede con coraggio, anche di fronte alla persecuzione. Lavorava come operaio agricolo per un padrone europeo che detestava il cristianesimo, ma non rinunciò mai a portare il suo scapolare con l’immagine della Vergine Maria. Sopportò torture e violenze senza perdere la speranza e morì perdonando i suoi carnefici.

Leone XIV ha indicato la sua vita come una testimonianza concreta della “parola della Croce”, capace di rompere la catena del male e di generare una forza nuova, che confonde i potenti e innalza gli umili. L’Africa, ha detto il Papa, offre al mondo la testimonianza luminosa di tanti giovani credenti che, anche nella sofferenza, portano il segno della speranza.

Concludendo l’udienza, il Pontefice ha invitato i fedeli a tradurre la speranza in gesti concreti di solidarietà e giustizia, ricordando che sperare significa testimoniare che la terra può somigliare al cielo, e che il lavoro, quando è vissuto con dignità e amore, diventa davvero uno strumento di pace.
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