Economia

Pharma Italia, le FAB13 volano a 18,9 mld (+12%). R&S balza del 27%

di Redazione
 
Pharma Italia, le FAB13 volano a 18,9 mld (+12%). R&S balza del 27%
Un balzo a doppia cifra che certifica la solidità del capitale italiano in un settore strategico globale, sfidando la stagnazione della domanda interna grazie a una massiccia proiezione sui mercati esteri e a un’iniezione record di liquidità nell’innovazione: le FAB13, le tredici storiche sorelle del farmaceutico tricolore (Alfasigma, Abiogen Pharma, Angelini Pharma, Chiesi, Dompé, I.B.N. Savio, Italfarmaco, Kedrion, Menarini, Molteni, Neopharmed Gentili, Recordati e Zambon), chiudono il 2024 archiviando una stagione di crescita eccezionale con ricavi aggregati saliti a 18,9 miliardi di euro, in progresso del 12% sull’anno precedente, un risultato trainato strutturalmente dalla propensione internazionale che vede l’export volare al +16%, performando nettamente meglio della media nazionale del comparto ferma al +10%, mentre la componente estera del fatturato avanza del 14% compensando la sostanziale stasi del mercato domestico cresciuto di un modesto 2% in dodici mesi. 

È questa la fotografia scattata dal Rapporto “FAB13 2025” curato dall’economista Marco Fortis e presentato alla Camera dei Deputati, documento che delinea la potenza di fuoco industriale di un gruppo capace di mobilitare investimenti complessivi in ascesa del 21% (al netto delle acquisizioni), con una focalizzazione strategica sulla Ricerca e Sviluppo che assorbe da sola 1,4 miliardi di euro segnando un +27% sul 2023 e rappresentando ormai il 43% della spesa totale per investimenti, cui si sommano ulteriori 1,4 miliardi destinati a operazioni straordinarie di M&A e licensing per farmaci innovativi e terapie orfane. 

La struttura produttiva e occupazionale riflette questa espansione con 65 siti industriali (di cui 29 in Italia) e 51 centri di ricerca che impiegano un esercito di 50.400 addetti (+3% totale), caratterizzato da un’altissima qualificazione con l’80% di laureati o diplomati e una stabilità contrattuale che vede oltre il 90% della forza lavoro assunta a tempo indeterminato, consolidando un modello "glocal" che mantiene il cervello in Italia (dove opera il 30% degli addetti e il 56% è dedicato alla R&S) ma proietta il 70% delle risorse umane oltre confine per presidiare i mercati globali. 

In un quadro macroeconomico dove l’intero settore tocca i 56,1 miliardi di valore della produzione (+87% sul 2016) e l'Italia si conferma sesto esportatore mondiale di farmaci nonché terzo per quelli confezionati, le FAB13, che da sole valgono il 22% dell’occupazione farmaceutica nazionale, si confermano l’asse portante dell’autonomia sanitaria del Paese, dimostrando come le dinastie industriali familiari abbiano saputo trasformare l’internazionalizzazione in leva di sviluppo tecnologico, portando a casa risultati che coniugano l'aumento dei volumi produttivi con la creazione di valore ad alto contenuto scientifico.
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