Economia

Pil in frenata, investimenti incerti e export penalizzato, le nuove stime UPB sulla crescita dell’Italia

di Luca Andrea
 
Pil in frenata, investimenti incerti e export penalizzato, le nuove stime UPB sulla crescita dell’Italia
L’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ha pubblicato la Nota congiunturale di agosto 2025, aggiornando le stime sull’andamento dell’economia italiana con una revisione al ribasso della crescita del PIL, prevista ora allo 0,5% sia per il 2025 che per il 2026. La correzione riflette il rallentamento registrato nel secondo trimestre dell’anno e l’impatto negativo del forte apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro, che penalizza la competitività dell’export.

Le previsioni dell’UPB segnano un lieve calo rispetto al quadro delineato lo scorso aprile: -0,1 punti percentuali per il 2025 e -0,2 per il 2026. A pesare sono stati il rallentamento congiunturale del secondo trimestre - con un PIL fermo allo 0,1% rispetto allo 0,3% dei primi tre mesi dell’anno - e una domanda estera in contrazione che ha più che annullato l’effetto positivo dei consumi e degli investimenti interni.

Secondo l’UPB, la revisione riflette anche una crescente incertezza legata allo scenario globale e alla concreta attuazione del PNRR. In particolare, gli scambi internazionali sono indeboliti da tensioni protezionistiche, conflitti in Ucraina e Medio Oriente e dal nuovo quadro commerciale con gli Stati Uniti, ancora in fase di definizione.

Il cambio euro-dollaro gioca un ruolo determinante: il rafforzamento dell’euro, pur accompagnato da un momentaneo afflusso di capitali verso l’area euro e da un calo dello spread BTP-Bund sotto i 90 punti base, si traduce di fatto in un “dazio implicito” per le esportazioni europee. In questo contesto, l’export italiano ha registrato una buona performance nel primo trimestre (+0,1%), ma solo per l’anticipo di spedizioni verso gli USA prima dell’introduzione di nuovi dazi, determinando un secondo trimestre più debole.

Gli investimenti hanno tenuto nel primo trimestre (+1,6%), ma le prospettive sono incerte: le indagini qualitative segnalano un peggioramento delle condizioni percepite dalle imprese, sebbene rimangano favorevoli i criteri di accesso al credito. Positiva, invece, la dinamica occupazionale, che si prevede in aumento medio dello 0,5% nel biennio 2025-2026 in termini di unità di lavoro standard.

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione italiana si attesta sotto il 2%, in media all’1,8% per il biennio in corso, mantenendosi sotto il target della BCE. Tuttavia, la spinta ai consumi resta contenuta: la propensione al risparmio delle famiglie si aggira intorno al 9% del reddito disponibile, superiore ai livelli pre-pandemia, segno di una cautela che riflette le persistenti incertezze economiche.

La realizzazione nei tempi previsti dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sarà decisiva per sostenere la crescita nel 2026. L’UPB sottolinea come i rischi sul quadro macroeconomico italiano siano orientati al ribasso e legati sia a fattori internazionali sia al rispetto dei cronoprogrammi nazionali.

L’indice di incertezza calcolato dall’UPB è peggiorato rapidamente nel secondo trimestre, segnalando la vulnerabilità dell’economia a shock esterni e ritardi interni. In tale contesto, la politica economica dovrà muoversi con prudenza e visione strategica per non sprecare le opportunità offerte dai fondi europei e per rafforzare la resilienza del sistema produttivo nazionale.
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