Cultura

“Pirandello mi fa un baffo”, il coraggio di amare oltre il silenzio

di Barbara Bonanni, Referente cultura e spettacolo XVII Commissione Arte Intergruppo Parlamentare
 
“Pirandello mi fa un baffo”, il coraggio di amare oltre il silenzio
Ci sono romanzi che si limitano a raccontare, e romanzi che invece spalancano stanze chiuse a chiave della società. Ci sono storie che non si leggono soltanto: si ereditano.
 
Pirandello mi fa un baffo, il nuovo romanzo di Romina Caruana, appartiene a questa rara famiglia di racconti che entrano in profondità, senza chiedere permesso. È il ritorno di Eleonora, giovane donna siciliana che impara a farsi luce nel buio di una casa dove l’amore è presenza fragile e il potere - quello sbagliato - ha il volto del padre Luigi.

Alessandro, fratello adorato e anima trasparente, vive l’autismo come un canto: musica, luci, entusiasmo. È il mondo fuori a non saperlo ascoltare. La sua innocenza fa da contrappunto alla durezza del padre-padrone, fino a trasformare la famiglia in un luogo chiuso, dove la libertà diventa desiderio clandestino. Eleonora, però, rompe il destino che altri hanno scritto per lei: sceglie la fuga, la rinascita, l’oceano di New York. Non scappa dal dolore: lo attraversa.

Il telaio della nonna, che ritorna come simbolo, è l’immagine più potente del romanzo: fili che si spezzano, fili che ricuciono, fili che salvano. Così procede la scrittura della Caruana: un intreccio sensibile e fiero, capace di posare lo sguardo sul dolore senza farne spettacolo, e sulla bellezza senza farne retorica. La sfilata di abiti - gesto d’arte e di memoria - diventa voce del corpo e della storia: il riscatto passa attraverso le mani, non solo attraverso le parole. Quando la trama precipita e Alessandro viene strappato alla vita che merita, il lettore comprende che qui la letteratura non consola: sveglia. 

Non siamo davanti a un romanzo “sull’autismo”, ma davanti a un romanzo sull’amore come atto di disobbedienza, sulla responsabilità di scegliere chi vogliamo essere, sulla libertà come unica grammatica possibile dei legami.

Il titolo, provocatorio e ironico, non dissacra Pirandello, anzi gli risponde. Il vero baffo, sembra dirci Caruana, è quello che strappiamo alle maschere per tornare ad avere un volto. E il volto di Romina, di Eleonora e di Alessandro - in fondo - è uno solo: quello di chi non smette di cercare la verità, anche quando fa male.

In un panorama che spesso racconta l’apparenza, questo romanzo sceglie l’essenziale: sentire, resistere, rinascere. E lascia al lettore un dono raro: la possibilità di riconoscersi, anche senza somigliarsi.

"Ci sono fili che nessuno vede, ma che tengono insieme le anime. Io e Alessandro siamo legati da quelli: non si spezzano, nemmeno quando il mondo si volta dall’altra parte."
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