Economia
Preconsuntivi FederlegnoArredo 2025, la filiera cresce nonostante la fine dei bonus
di Redazione

Quello che pesa sulle imprese italiane è un "dazio occulto" fatto di incertezza macroeconomica, eppure la manifattura del Legno-Arredo ha dimostrato ancora una volta una resilienza superiore alle attese. I preconsuntivi 2025 elaborati dal Centro Studi di FederlegnoArredo, presentati in vista del prossimo Salone del Mobile.Milano, restituiscono la fotografia di un comparto che non solo tiene, ma avanza: il fatturato alla produzione tocca quota 52,2 miliardi di euro, segnando un incremento dell’1,3% rispetto all’anno precedente.
Il dato, per certi versi inaspettato, è frutto di un riassetto tettonico delle dinamiche di vendita. Se da un lato si è assistito al progressivo spegnimento degli incentivi fiscali per la riqualificazione residenziale, che avevano drogato il mercato nel biennio precedente, dall’altro è emersa una vigorosa spinta del segmento non residenziale, capace di trainare il mercato interno fino a 32,9 miliardi di euro (+1,8%). È questa la prima chiave di lettura di un anno complesso: la capacità delle aziende di intercettare la domanda domestica contract e corporate per compensare il calo del retail.
Sul fronte internazionale, il quadro si presenta a macchia di leopardo, con un export che si attesta a 19,3 miliardi di euro, in sostanziale stabilità (+0,4%). Tuttavia, all'interno di questo dato aggregato si muovono correnti opposte che ridisegnano la geografia dell'export tricolore. Si registrano segnali di debolezza in piazze storiche come la Francia (-1,3%) e gli Stati Uniti (-2,5%), questi ultimi penalizzati da una volatilità legata al timore dei dazi che ha anticipato gli ordini in primavera per poi congelarli in autunno. Di contro, arriva un segnale di speranza dalla Germania (+1%), locomotiva d'Europa che sembra rimettersi in moto, mentre performance eccellenti si rilevano nei Paesi Bassi (+8,5%), nel Regno Unito (+4,2%) e negli Emirati Arabi (+3,9%), confermando la validità di una strategia di diversificazione che ha permesso di attutire i colpi.
Analizzando i macrosistemi, l'Arredamento (27,7 miliardi, +0,6%) vede il sorpasso della crescita interna (+2,1%) sull'export (-0,8%), mentre il macrosistema Legno sale del 2% (24,5 miliardi) spinto anche da una dinamica dei prezzi e da un recupero delle vendite oltreconfine. Tra i comparti, luci e ombre: le Cucine pagano il conto più salato sui mercati esteri (-5%), pur tenendo in Italia, mentre l'Arredobagno si conferma solido (+1,5% totale) grazie alla tenuta interna e ai segnali di ripresa tedeschi. Ma al di là dei numeri, è la questione della competitività industriale a dominare l'agenda politica della Federazione. Il presidente Claudio Feltrin, commentando i dati, ha lanciato un avvertimento che va oltre la semplice congiuntura: la minaccia cinese. Mentre l'import totale in Europa flette, la quota di mercato della Cina cresce (+3,7% nel vecchio continente), erodendo spazi ai produttori comunitari.
La risposta, secondo Feltrin, non può limitarsi alla leva tariffaria: "Lancio una provocazione: anziché pensare solo ai dazi, iniziamo a pensare a controlli severi per materiali e merci in entrata". Il tema è la concorrenza sleale basata sul dumping normativo: verificare solo l'1% dei flussi in ingresso lascia spalancate le porte a prodotti che non rispettano gli standard di sostenibilità e sicurezza imposti alle aziende italiane. In questo scenario di "lotta impari", il Salone del Mobile di aprile si conferma non solo una vetrina, ma un asset strategico difensivo e offensivo per presidiare i mercati e valorizzare quel know-how che nessuna politica di prezzo aggressiva è ancora riuscita a replicare.