Economia

Savona lancia l’allarme sulle criptovalute: rischio sistemico come nella crisi del 2008

di Luca Andrea
 
Savona lancia l’allarme sulle criptovalute: rischio sistemico come nella crisi del 2008
Le tecnologie digitali applicate alla finanza non sono un semplice strumento neutrale, ma il cuore del problema regolamentare. È questo il monito lanciato da Paolo Savona, presidente della Consob, durante l’incontro annuale dell’Autorità con il mercato finanziario. Un intervento denso di implicazioni che, con richiami storici alla crisi del 2008, punta il dito su ciò che oggi rappresenta uno dei nodi più intricati della supervisione finanziaria: la regolazione dei crypto asset.

Savona ha criticato l’idea, spesso utilizzata come giustificazione, secondo cui le norme debbano essere “tecnologicamente neutrali”, così da non ostacolare i vantaggi offerti dal Fintech. Una tesi che secondo il presidente dell’Autorità di vigilanza rischia di non cogliere il punto: “sono proprio le tecnologie a rappresentare il problema da risolvere”, ha affermato.

Nel mirino in particolare le criptovalute, che, a differenza delle attività finanziarie tradizionali tokenizzate (DeFin), “vengono minate liberamente da privati che si impossessano del signoraggio”, ha sottolineato Savona. Questo le rende più opache, meno tracciabili e quindi potenzialmente funzionali a usi illeciti come evasione fiscale, riciclaggio e persino finanziamento del terrorismo o della guerra.

Una criticità che si aggrava quando le crypto si intrecciano con strumenti finanziari classici. “I problemi da risolvere si moltiplicano e complicano le valutazioni di mercato”, ha avvertito Savona, tracciando un parallelo inquietante con i derivati complessi legati ai mutui subprime che hanno innescato la crisi finanziaria globale del 2008.

A conferma della potenza dirompente di questi strumenti, il presidente della Consob ha ricordato come una società californiana, inizialmente sconosciuta, sia riuscita nel giro di pochi anni a superare la capitalizzazione di colossi come Apple, semplicemente sfruttando le sinergie tra strumenti virtuali e finanza tradizionale.

Savona ha anche messo in discussione alcuni effetti del nuovo regolamento europeo MiCAR (Market in Crypto-Asset Regulation), che mira a normare l’intero settore dei cripto-asset: “I token del MiCAR offrono un viatico per legittimare forme ibride di strumenti finanziari, creando l’illusione di una protezione statale che di fatto non esiste”. Il rischio è che, pur con buone intenzioni, la normativa finisca per incentivare la diffusione dei crypto collateralizzati, senza un’adeguata consapevolezza dei rischi sistemici che ne derivano.

Il consenso degli investitori e l’interesse degli emittenti ignorano la valenza sistemica del problema, la cui tutela ricade sulle autorità di Governo e di Vigilanza”, ha concluso Savona, evidenziando come gli avvertimenti lanciati finora sugli strumenti virtuali non abbiano avuto effetti sufficienti nel dissuadere comportamenti ad alto rischio.
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