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Sigarette, petizione per l'aumento di 5 euro a pacchetto: 8mila firme in 24 ore
di Redazione

L'incrocio tra finanza pubblica, sostenibilità del welfare ed economia comportamentale trova un nuovo, dirompente catalizzatore nella proposta di legge d'iniziativa popolare "5 euro contro il fumo", un'operazione di ingegneria fiscale e sanitaria che, a sole ventiquattr'ore dal lancio sulla piattaforma digitale del Ministero della Giustizia, ha già sfondato quota 8.000 firme certificate tramite Spid e Cie, coprendo il 16% del quorum necessario per l'approdo in Parlamento.
L'iniziativa, promossa da un asse trasversale dell'eccellenza scientifica italiana composto da Aiom, Fondazione Aiom, Airc e Fondazione Veronesi, mira a imporre un incremento forzoso e strutturale di 5 euro sul prezzo di tutti i prodotti contenenti nicotina, allargando il perimetro dell'imposizione fiscale anche ai dispositivi di nuova generazione come sigarette elettroniche e tabacco riscaldato, settori finora caratterizzati da regimi di tassazione più agevolati.
Dietro a quella che Francesco Perrone (nella foto), presidente di Fondazione Aiom, definisce una "battaglia di civiltà", si cela una precisa ratio economica: internalizzare le drammatiche esternalità negative del tabagismo che attualmente gravano sul bilancio dello Stato per oltre 26 miliardi di euro all'anno, a fronte di 93mila decessi annui. Le proiezioni economico-finanziarie stimate dai promotori indicano che un simile shock sui prezzi, in un Paese dove il costo medio del pacchetto resta tra i più bassi d'Europa, sfrutterebbe l'elasticità della domanda per generare una contrazione dei consumi pari al 37%, producendo simultaneamente un extragettito record di circa 14 miliardi di euro, risorse che la proposta vincola alla destinazione esclusiva per il rifinanziamento di un Servizio Sanitario Nazionale cronicamente sottofinanziato.
Questa manovra si pone in aperta antitesi con le logiche della recente Legge di Bilancio, il cui micro-aumento di 30 centesimi a pacchetto è stato declassato dagli oncologi a mera misura di cassa, incapace di agire come reale deterrente su una domanda inelastica ai piccoli rincari ma fortemente sensibile agli shock di prezzo, come dimostrato dalla letteratura internazionale richiamata dal presidente Aiom Massimo Di Maio, il quale sottolinea l'urgenza di scoraggiare il 10% di under 19 già dipendente dal fumo.
L'impatto di genere aggiunge un ulteriore strato di urgenza sociosanitaria, con Giulia Veronesi che evidenzia un pericoloso trend al rialzo tra le donne (+84,3% di incidenza del tumore al polmone tra il 2003 e il 2017 a fronte di un calo maschile del 16,7%), mentre Daniele Finocchiaro di Airc ribadisce il ruolo centrale della leva fiscale nella prevenzione della prima causa di morte oncologica nell'Ue. Tuttavia, l'onda d'urto della proposta ha innescato una reazione dialettica da parte della Società italiana di medicina ambientale (Sima), il cui presidente Alessandro Miani, pur condividendo l'obiettivo di tutela della salute pubblica, critica l'approccio settoriale e rilancia l'ipotesi di una vera e propria "Sin Tax" organica: una tassa sui vizi di stampo anglosassone, proporzionale all'impatto sanitario e allargata a superalcolici, bevande zuccherate e cibo spazzatura, aprendo di fatto un nuovo fronte nel dibattito sulla politica tributaria nazionale e sul ruolo dello Stato come regolatore dei consumi privati a tutela del bilancio pubblico.