Economia

TIM vince la guerra dei vent'anni: lo Stato deve restituire un miliardo di euro

di Redazione
 
TIM vince la guerra dei vent'anni: lo Stato deve restituire un miliardo di euro

La parola "fine" su uno dei contenziosi legali più longevi e onerosi della storia d’Italia è stata scritta oggi dalla Corte di Cassazione. Con una sentenza che chiude una disputa durata oltre due decenni, la Suprema Corte ha confermato il diritto di TIM alla restituzione del canone concessorio versato allo Stato nel 1998. Per le casse pubbliche si tratta di un esborso pesantissimo: poco più di un miliardo di euro, frutto della somma originaria (528,7 milioni) a cui si sono sommati, in ventisei anni, interessi e rivalutazione monetaria.

Il verdetto rigetta definitivamente il ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, blindando la decisione della Corte d'Appello di Roma dello scorso aprile. La vicenda rappresenta non solo un successo legale per il gruppo telefonico, ma un precedente fondamentale sul recepimento delle direttive comunitarie in materia di liberalizzazione dei mercati.

La genesi dello scontro risale all'alba della liberalizzazione del settore TLC. Nel 1998, nonostante il passaggio al libero mercato fosse già avviato, la Legge Finanziaria stabilì l'obbligo per gli operatori di versare un contributo calcolato sul fatturato, di fatto una proroga del vecchio canone di concessione giudicato inapplicabile dalle norme UE. A Telecom Italia furono chiesti 385,9 milioni di euro, a cui si aggiunsero i 142,8 milioni della divisione mobile (TIM), per un prelievo totale che la società contestò immediatamente.

Il percorso giudiziario è stato un labirinto di sentenze e rinvii. Sebbene la Corte di Giustizia Europea si fosse già espressa nel 2008 e nel 2020 definendo il canone "non dovuto", poiché le norme comunitarie consentivano solo la richiesta di costi amministrativi e non prelievi sul fatturato, la giustizia amministrativa italiana aveva opposto resistenze per anni.

Il punto di svolta è arrivato tra il 2024 e l'inizio del 2025. La Corte d’Appello di Roma aveva infatti già stabilito che lo Stato disponesse della liquidità necessaria per il rimborso, rigettando la tesi dell'Avvocatura dello Stato secondo cui un pagamento di tale entità avrebbe causato un "grave e irreparabile danno" al bilancio pubblico, richiedendo manovre correttive di cassa.

Per TIM, guidata da Pietro Labriola, l'incasso di un miliardo di euro rappresenta una boccata d'ossigeno finanziaria di primaria importanza, con un impatto positivo immediato sulla posizione finanziaria netta del Gruppo. Dall'altro lato, la Presidenza del Consiglio dovrà ora gestire un debito fuori bilancio che graverà inevitabilmente sulle previsioni di cassa del Tesoro.

La decisione della Cassazione non lascia spazio a ulteriori appelli: lo Stato italiano è chiamato a saldare il conto con la storia della privatizzazione, rimborsando una cifra che, nel corso di un quarto di secolo, è raddoppiata a causa del tempo speso nelle aule di tribunale.

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