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Valorizzare l'Europa: l'importanza di un'esposizione dedicata nel 2026
di Thomas Horsey, Partner e gestore azionario del Wellington Focused European Equity Fund

Il 2025 ha ricordato che l’Europa conta ancora (forse più che mai)
Nel 2025 le azioni europee hanno registrato un forte rialzo, con l’indice MSCI Europe che si è confermato tra i mercati con le migliori performance dell’anno, segnando un rendimento del 36,3% in termini di dollari USA e sovraperformando gli Stati Uniti (S&P 500), i mercati sviluppati (MSCI World), i mercati emergenti (MSCI EM) e gli indici globali (MSCI AC World). Più importante del rendimento nominale, tuttavia, è stato il cambiamento nel sentiment di mercato, poiché gli investitori sono diventati meno ancorati alla narrativa ormai familiare secondo cui “l’Europa non può crescere” e più disposti a sostenere un ciclo sempre più supportato da politiche pubbliche, investimenti e fattori domestici favorevoli.
Il caso ribassista sull’Europa è ben noto: invecchiamento demografico, crescita cronicamente bassa, un ritardo tecnologico percepito rispetto agli Stati Uniti e la pressione competitiva della Cina in settori come l’automotive e quello manifatturiero. Queste sfide non sono scomparse, ma l’Europa non ha bisogno di “battere gli Stati Uniti nelle Big Tech” per offrire solidi risultati azionari. L’universo di opportunità è ampio (settore industriale, finanziario, sanità, tecnologia specializzata, prodotti per l’edilizia e difesa) e molte aziende europee hanno ricavi globali, ma valutazioni europee. Sempre più riteniamo che le azioni europee meritino di essere considerati un'allocazione a sé stante per il loro potenziale di rendimento, la loro natura diversificante e il divario di valutazione rispetto agli Stati Uniti.
L’MSCI Europe continua ad essere scambiato con uno sconto significativo rispetto all’MSCI US (P/E 17,2x contro 27,8x), ed è al di sotto della media storica decennale.
Il contesto per il 2026: politiche favorevoli, impulso fiscale e solidità dei consumi
L’Europa entra nel 2026 con un mix di politiche più favorevoli, dopo i tagli dei tassi operati dalla BCE nel 2025. Inoltre, una quota crescente della spesa fiscale in molti Paesi europei è orientata verso sicurezza, difesa, infrastrutture e capacità industriale. Ciò è guidato dallo sforzo della Germania di investire 500 miliardi di euro in progetti infrastrutturali, climatici e di trasformazione nel prossimo decennio, che a nostro avviso può avviare e sostenere un ciclo di investimenti interni pluriennale più duraturo.
Riteniamo inoltre che i consumatori europei siano più resilienti e meglio posizionati rispetto agli anni precedenti, con il tasso di risparmio delle famiglie salito al 15,4% nel secondo trimestre del 2025, circa il 2,5% in più rispetto al livello pre-pandemia. La crescita dei salari reali continua a registrare un andamento positivo, insieme al rafforzamento dei bilanci delle famiglie, fattori che dovrebbero sostenere i consumi nella regione.
Un aspetto oggi sottovalutato dell’Europa è il numero di storie idiosincratiche di “riparazione e ricostruzione” che continuano a verificarsi in diversi Paesi e settori. La Grecia è un buon esempio di come alcune parti d’Europa siano strutturalmente migliorate dopo la crisi finanziaria e del debito sovrano post-2009. Il bilancio pubblico è più solido, con una quota maggiore di debito vincolata a scadenze più lunghe e costi di finanziamento più bassi, mentre il contesto fiscale ha continuato a migliorare grazie all'aumento dell'inflazione che ha incrementato le entrate nominali. Anche il sistema bancario ha attraversato un significativo riassetto: i livelli di capitale sono sensibilmente più elevati e i crediti deteriorati sono diminuiti verso livelli europei più normalizzati. In questo contesto fiscale, il governo ha introdotto una serie di politiche in vista del 2026 - dal taglio del 2% dell’aliquota dell’imposta sul reddito, a misure volte a sostenere la crescita del credito, fino all’aumento della spesa per la difesa al 3% del PIL - posizionando la Grecia in modo favorevole per un ciclo economico espansivo sostenuto nel lungo periodo.
Settori che ci entusiasmano: Difesa, Materiali da costruzione, Med Tech e Beni di consumo di base
Nel comparto industriale, riteniamo che le aziende della difesa restino ben posizionate per un ciclo strutturale al rialzo, trainato dall’aumento della spesa fiscale e dalle tensioni geopolitiche, risultando quindi meno sensibili ai cicli economici più ampi. Riteniamo inoltre che gli investitori debbano guardare in modo più ampio alle infrastrutture nazionali. Le aziende di materiali da costruzione ad alte prestazioni ne trarranno vantaggio, poiché iniziative normative come l'EU Renovation Wave e il UK Future Homes Standard, insieme alla carenza di alloggi, stimolano nuovi investimenti in costruzioni edili ed impianti idrici efficienti dal punto di vista energetico.
Stiamo inoltre osservando opportunità interessanti nei settori dei dispositivi medici e dei servizi sanitari, sostenute da driver strutturali di domanda duraturi come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dell’utilizzo di diagnostica e test di laboratorio nel periodo post-COVID. Questo si traduce in una domanda sostenuta per soluzioni legate all’invecchiamento, come impianti ortopedici, dispositivi cardiovascolari e sistemi di monitoraggio domiciliare. Ancora più importante, riteniamo che queste dinamiche siano di natura strutturale e che la domanda finale sia meno ciclica, grazie a flussi di entrare ricorrenti legati ai materiali di consumo e a un maggiore potere di determinazione dei prezzi per i fornitori di servizi e procedure mediche differenziate.
Vediamo opportunità interessanti in un insieme diversificato di aziende europee dei beni di consumo di base, man mano che la domanda si rafforza. Nel food & beverage, le tendenze verso un’alimentazione più sana - supportate dalla regolamentazione e dal cambiamento delle preferenze dei consumatori - stanno guidando la riformulazione dei prodotti verso un minore contenuto di zuccheri, sale e grassi saturi, e un maggiore apporto di fibre. La vendita al dettaglio di prodotti alimentari resta inoltre uno dei segmenti più difensivi del consumo in Europa, sostenuta da una domanda non discrezionale e da flussi di cassa resilienti. Con l’inflazione che ha spinto i consumatori verso formati più orientati al valore e verso le private label, i canali discount e convenience sono ben posizionati, mentre gli investimenti continui nell’e-commerce e nella consegna dell’ultimo miglio supportano un modello di acquisto sempre più ibrido.
Conclusione
Siamo ottimisti sul contesto di breve periodo per le azioni europee nel 2026, sostenuto da una politica monetaria accomodante, da stimoli fiscali e da una domanda dei consumatori più resiliente. Siamo consapevoli che le tensioni commerciali globali, i dazi e l’acuirsi delle dinamiche geopolitiche possano rappresentare venti contrari per i settori ciclici internazionali, ma restiamo positivi sui settori trainati dalla domanda domestica, come difesa, sanità e materiali da costruzione.
Pur essendo ottimisti sulle prospettive immediate per le azioni europee nel 2026, la nostra filosofia di investimento e il nostro focus sono sempre stati quelli di identificare le inflessioni degli utili nel lungo termine. È importante sottolineare che molte delle società oggi presenti nel portafoglio Focused European Equity non necessitano di un contesto macroeconomico particolarmente forte per sovraperformare, purché gli utili possano migliorare dai minimi ciclici. Con la stabilizzazione dei fondamentali e la normalizzazione del sentiment, riteniamo vi sia spazio affinché i rendimenti siano guidati non solo dalla crescita degli utili, ma anche da un re-rating selettivo.