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Bessent frena sulle emissioni a lungo termine e critica la Fed

Redazione
 
Bessent frena sulle emissioni a lungo termine e critica la Fed

Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha acceso il dibattito sui mercati obbligazionari e sulla politica monetaria americana con un’intervista rilasciata a Bloomberg TV, in cui ha espresso una visione cauta sulle emissioni di debito a lunga scadenza e ha lanciato dure critiche alla Federal Reserve.

Bessent frena sulle emissioni a lungo termine e critica la Fed

“Siamo a più di una deviazione standard sopra i tassi a lungo termine. Perché dovremmo emettere titoli con scadenze più lunghe a questi livelli? Il momento giusto sarebbe stato nel 2021-2022”, ha dichiarato Bessent, mettendo in evidenza i rischi legati ai costi di rifinanziamento per il Tesoro in un contesto di tassi ancora elevati.

Il focus si è poi spostato sul Treasury decennale, il cui rendimento è sceso di quasi mezzo punto percentuale dai massimi di gennaio. Secondo Bessent, la traiettoria futura dei rendimenti dipenderà da diversi fattori, ma il Segretario ha sottolineato di attendersi un possibile ulteriore calo, grazie a un’inflazione definita “molto, molto contenuta”.

Non è mancata una stoccata alla banca centrale statunitense: Bessent ha definito un “gigantesco errore” la gestione dei tassi da parte della Fed nel 2022, evidenziando come scelte troppo aggressive abbiano potuto danneggiare la crescita economica. Un attacco che alimenta le speculazioni sul futuro della leadership della Fed, soprattutto alla luce delle indiscrezioni su un possibile avvicendamento.

Interpellato sulle voci di una sua eventuale candidatura per la guida della Federal Reserve, Bessent ha risposto in modo diplomatico: “Farò tutto ciò che il presidente desidera”, precisando però di considerare il suo attuale incarico a Washington DC come “il miglior lavoro possibile”. Ha aggiunto che l’amministrazione è al lavoro per individuare un successore di Jerome Powell nelle prossime settimane.

Sul fronte politico, Bessent ha espresso ottimismo sull’iter dell’accordo fiscale e di spesa proposto dal presidente Donald Trump, prevedendo che possa essere approvato dal Congresso e firmato entro il 4 luglio. Inoltre, ha anticipato una “raffica” di nuovi accordi commerciali nell’ultima settimana prima della scadenza del 9 luglio, segno di una strategia economica volta a rafforzare la posizione internazionale degli Stati Uniti.

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