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Ave, carbonara! Quando la sacra via della romanità si piega al dio dell’algoritmo

Barbara Leone
 
Ave, carbonara! Quando la sacra via della romanità si piega al dio dell’algoritmo

È ormai ufficiale: la Storia ha perso. A mani basse. E nemmeno in uno di quegli scontri epici alla Spartacus, ma sotto l’assalto silenzioso e oleoso di una forchettata di carbonara. A infliggerle il colpo di grazia è stata una giovane aspirante chef, Mary Cuzzupè — quarta classificata all’ultima edizione di MasterChef — che, con invidiabile faccia tosta e spirito da influencer in missione per conto dell’algoritmo, ha pensato bene di trasformare il Colosseo nella sua personale location da showcooking.  Avete presente la maestosità millenaria dell’Anfiteatro Flavio, simbolo eterno dell’Impero romano, teatro di epiche battaglie tra gladiatori, leoni e sudore virile? Bene, dimenticatela.

Ora è il set perfetto per mantecare la carbonara. In padella. Su una panchina in travertino. Senza permessi, ma con molti cuoricini su Instagram.  "La carbonara è pronta, vi aspetto al Colosseo", ha annunciato con l’ingenuità di chi sta per svelare un trucco segreto, come se fosse in diretta da una terrazza sul Gianicolo e non seduta, letteralmente, sulla Storia.  La clip, tempestivamente rimossa dopo 24 ore — e non per rimorso, bensì per le sacre leggi delle "stories" — mostrava Mary intenta a mescolare uova, guanciale e pecorino sotto lo sguardo imperturbabile dei Fori imperiali con il fornello — "solo scenografico", ci tiene a precisare — che troneggiava fiero come una torcia olimpica su una panchina che, poverina, aveva visto ben altri sederi nei suoi secoli di onorata carriera: legionari, viandanti, gatti randagi… e ora la padella dell’influencer.

 "Non era mia intenzione mancare di rispetto", ha spiegato con candore l’eroina del giorno, come se occupare suolo pubblico senza permesso con un set da cucina improvvisato accanto al monumento simbolo della civiltà occidentale fosse una cosetta da nulla, tipo buttare il chewing gum per terra. Eppure, ormai, la misura sembra colma. Dopo la carbonara davanti al Colosseo manca solo l’amatriciana nel Pantheon e il tiramisù in cima al Vittoriano. E non ci chiediamo, per amore di patria, come sia stato possibile che l'ineffabile abbia agito senza che qualcuno di coloro che devono salvaguardare il Colosseo da orde di turisti, tra i quali si nascondono stupidi barbari, si avvedesse di quanto stava accadendo. 

Certo, i romani ne hanno viste tante. Barbari alle porte, papi in fuga, imperatori folli. Ma la carbonara con vista Anfiteatro mancava all’appello. Non che sia la prima volta: già nel 2024 un ristorante di Fiumicino aveva fatto qualcosa di simile. Stessa scena, stesso sfregio, stesso spirito promozionale: una piastra a induzione, spaghetti fumanti e passanti increduli. In barba all’Asl, all’Unesco, e forse pure a buonanima di Sora Lella.  Però, dai, c’è da capirli questi eroi del marketing gastronomico: oggi l’unica battaglia che conta è quella per il feed, e l’arena è diventata lo scroll infinito dei social. I gladiatori non brandiscono più spade, ma ring light. Non combattono per la libertà, ma per il prossimo follower. E così, mentre i turisti sognano di toccare la Storia con mano, c’è chi la usa come tovaglietta da picnic per una spaghettata express. Ma provateci voi a cucinare in un luogo sacro in Francia, magari montando un barbecue sul sagrato di Notre-Dame.

Vi ritrovereste a dialogare con la Gendarmerie in meno tempo di quanto serva a mantecare gli spaghetti. In Italia, invece, ti fanno la ola su TikTok. A questo punto tanto vale ufficializzarla: apriamo una food court direttamente nell’Anfiteatro. Settore Nord: supplì vegani e focacce gluten free. Settore Sud: show cooking con chef stellati in costume da centurione. Arena centrale: sfida all’ultimo mestolo tra carbonara classica e rivisitazioni fusion. E magari, per l’intervallo, un TikTok contest: chi riesce a saltare giù dal Palatino con un cannolo in equilibrio sul naso vince una cena per due tra le colonne del Foro.

La verità è che ci siamo abituati a tutto. A quelli che si tuffano nella Fontana di Trevi, a chi si arrampica sul David di Michelangelo per un selfie, ai tour operator che spiegano l’Impero romano come se fosse una serie Netflix. Ma forse è il caso di tracciare una linea. Perché, se ogni monumento diventa scenografia per contenuti “creativi”, allora tra qualche anno troveremo lo Stivale trasformato da museo a cielo aperto a showreel per narcisisti compulsivi e microcelebrity affamate di pixel. Con i beni culturali non più patrimonio da preservare, ma sfondi per tutorial da monetizzare. Quindi sì, cara Mary, la carbonara sarà anche “solo una scenografia”, ma la figura di merda è tutta reale.

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