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Questo o quello per noi pari sono: il ministero della Sanità scambia il Parisi fisico con quello esperto di doping

Redazione
 
Questo o quello per noi pari sono: il ministero della Sanità scambia il Parisi fisico con quello esperto di doping

Quale sarà la testa che cadrà? Quale il nome che uscirà dalla lotteria ''Caccia al colpevole'', sempre in voga in Italia, dove nessuno si assume la responsabilità di un errore?
Non lo sappiamo, anche se, con umana comprensione e un pizzico di tenerezza, pensiamo a quello che starà passando il funzionario/impiegato al quale è stato detto di mettere ''il nome Parisi'' sul decreto di nomina di presidente della commissione di controllo sul doping.

Ministero della Sanità scambia il Parisi fisico con l'esperto di doping

E lui, oscura rotella del moloch della burocrazia, vi ha apposto il primo che gli è venuto in mente, il più famoso. Come il Duca di Mantova, del 'Rigoletto', solo che quello, il personaggio, non sceglieva perché per lui le donne erano tutte eguali, mentre per il ''colpevole'' speriamo si tratti solo di un errore dovuto a stanchezza. Solo che, alla fine, ha sbagliato e quindi, alla testa di un organismo chiamato a verificare i percorsi da seguire per reprimere la deprecabile pratica del doping, è stato nominato ''un Parisi'', ma non quello giusto, Attilio, luminare della materia, ma l'altro, Giorgio, il fisico, quello del Nobel, tanto per capirci.
Una cosa del genere, pur con la massima comprensione per chi magari non ha ricevuto le indicazioni complete, sfiora il ridicolo perché significa che la catena di controllo che dovrebbe presiedere ad atti di un Ministero, e quindi, presumibilmente, importanti, è stata deficitaria.

Ovvero, senza per questo volere infierire, che un atto ufficiale o non passa per una verifica affidata a più soggetti o viene vergato da chi non sa nemmeno di cosa si stia parlando. Fatti che ci sembrano della medesima gravità.

E da un errore, deprecabile, ma pur sempre umanamente comprensibile (magari dovuto alla stanchezza o alla poca frequentazione con l'argomento) è derivato un clamoroso autogol, tanto per restare in materia sportiva, perché il decreto di nomina è stato ufficializzato, unendo un effetto farsa ad una vicenda incredibile.

Purtroppo questo, che potrebbe essere fatto rientrare nella generica categoria degli errori marchiani, non è il primo in cui incappa il Ministero della Salute. Che poi sia diretta responsabilità del suo titolare, Orazio Schillaci, è cosa ben difficile, anche se, essendo lui che firma i decreti, e anche se realisticamente ne firma una quintalata al giorno, ma, santiddio, un'occhiata per leggerlo era tanto difficile da dare?

E dire che, anche nel recente passato, questa benedetta storia dei comitati aveva costretto Schillaci ad un dietro-front a dir poco clamoroso, dovendo fare ammenda per avere nominato, nel comitato per le vaccinazioni, due studiosi che sono stati annoverati tra gli ''scettici'', pur se loro rifiutano questa etichetta.

Non sappiamo cosa sia effettivamente accaduto dopo che l'errore (o la sciatteria) è stato scoperto e se, come temiamo sia accaduto, qualcuno ha dovuto farsi carico di scuse. Quelle a Giorgio Parisi, per lo scambio di persona, e quindi, in qualche modo, ''ammortizzabili''; quelle ad Attilio Parisi per il fatto che chi ha vergato il decreto ha colpevolmente, quanto sicuramente involontariamente, dimenticato che lui è un luminare del settore, tanto da essere il rettore dell'Università di Roma Foro Italico, la sola ad avere elevato le scienze motorie a indirizzo specifico di un ateneo.

Ma, statene certi, anche questa spiacevole vicenda (per tutti: dal ministro ai ''due Parisi'', passando per funzionari e impiegati) finirà come la classica tempesta in un bicchier d'acqua. Anche se il liquido in questione non è acqua, ma il brodo di coltura del ridicolo.

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