Economia

Crisi immobiliare in Europa: offerta in calo e affitti sempre più sotto pressione

Redazione
 
Crisi immobiliare in Europa: offerta in calo e affitti sempre più sotto pressione

La crisi immobiliare in Europa è destinata a peggiorare, ma ciò che rappresenta una sfida crescente per i cittadini può trasformarsi in un’occasione strategica per gli investitori, come emerge dal più recente rapporto della divisione immobiliare di DWS, società di gestione patrimoniale di Deutsche Bank.

Crisi immobiliare in Europa: offerta in calo e affitti sempre più sotto pressione

L’analisi, firmata da Ruben Bos, responsabile della strategia d’investimento immobiliare per l’Europa, evidenzia un’offerta residenziale cronicamente insufficiente, con nuovi progetti abitativi fermi sotto l’1% annuo e una previsione futura inferiore del 35% rispetto al fabbisogno stimato. Questo scenario prefigura pressioni sugli affitti e maggiori difficoltà per gli inquilini, ma al contempo delinea un contesto ideale per investimenti orientati alla stabilità dei rendimenti.

L’Europa, pur in una fase di crescita economica moderata, offre tassi di posti vacanti storicamente bassi, rigidità normativa urbanistica, scarsità di suolo edificabile e dinamiche demografiche strutturali come l’invecchiamento della popolazione, la mobilità studentesca e la domanda sanitaria in aumento.

Secondo DWS, il 2025 potrà rappresentare un anno eccezionale per il comparto, sostenuto da liquidità crescente, rendimenti stabili, nuove esigenze abitative e maggiore flessibilità sui tassi d’interesse. Particolare attenzione viene riservata agli immobili a uso sociale e sostenibile, con focus su conversioni di uffici, ristrutturazioni e formule abitative alternative come studentati, coliving e residenze per anziani, ritenute ancora sottosviluppate ma promettenti.

Centrale, tuttavia, resta il tema della regolamentazione degli affitti: se negli Stati Uniti la proprietà istituzionale copre quasi il 40% del mercato, in Europa si registrano quote molto inferiori, con la Germania ferma al 18% e il Regno Unito addirittura al 2%. Questo ritardo, secondo Bos, rappresenta sì una sfida normativa e operativa, ma anche una soglia selettiva all’ingresso che può favorire strategie di lungo periodo per chi è disposto a confrontarsi con i vincoli regolatori, trasformandoli in un vantaggio competitivo in un settore maturo ma in continua trasformazione.

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