Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha affermato, con una per certi versi inusuale sortita pubblica, che il Partito Comunista di Cuba (l'unico legale nell'Isola) deve "esigere da sé stesso un modo diverso di funzionare" nel mezzo della "guerra economica e mediatica" che, a suo avviso, l'isola sta affrontando.
Cuba: davanti alla crisi, il presidente Diaz-Canel chiede cambiamenti al Partito comunista
“Tutto ciò di cui abbiamo discusso finora nel Plenum (…), sarebbero parole vuote se il Partito non si esigesse un modo diverso di funzionare in questi tempi”, ha affermato il primo segretario del PCC, come riportato dalla televisione di Stato.
La riunione del PCC è iniziata a porte chiuse e comunicati ufficiali, con un ordine del giorno incentrato sull'economia, nel mezzo della grave crisi che l'isola attraversa da più di cinque anni.
“Nelle condizioni attuali, e parlo dal punto di vista del Partito (…), non possiamo permettere che la burocrazia, il formalismo e l’inerzia continuino a essere ostacoli”, ha aggiunto Díaz-Canel.
Il leader cubano ha insistito sul fatto che Cuba sta subendo una “guerra economica e mediatica”, oltre alle “pressioni” imposte dalle sanzioni economiche degli Stati Uniti che, ha aggiunto, “si sono intensificate”.
A questo proposito, il Segretario organizzativo del PCC, Roberto Morales, ha affermato che "sebbene siamo consapevoli che il blocco (l'embargo imposto dagli Stati Uniti, ndr) è il principale ostacolo allo sviluppo, non possiamo ignorare che esistono problemi derivanti da errori, deviazioni e tendenze negative".
Morales ha aggiunto che questi problemi "compromettono l'obiettivo di andare avanti" e ha criticato il fatto che in settori come quello alimentare il Paese sia "molto lontano" dal raggiungere obiettivi come l'aumento della produzione.
La riunione plenaria del PCC deve valutare anche il programma di aggiustamento economico annunciato nel 2023 e attuato dal 2024, che prevede, tra le altre cose, un aumento di oltre il 400% dei prezzi del carburante, tagli significativi alla spesa pubblica e una parziale dollarizzazione dell'economia.
A questo proposito, il primo ministro cubano Manuel Marrero ha dichiarato che il piano, ufficialmente denominato ''Programma governativo per correggere le distorsioni e rivitalizzare l’economia'' è stato ''implementato'' in ''condizioni limitate'', secondo quanto riportato dal sito web ufficiale Cubadebate.
Il programma ''ha dovuto essere implementato in condizioni limitate, con una ridotta disponibilità di servizi elettrici e di carburante, un accesso limitato alla valuta convertibile e pressioni inflazionistiche generate da una combinazione di fattori esterni e interni".
Il capo del governo, incaricato di presentare le riforme due anni fa, ha aggiunto che esse sono in linea “con le priorità strategiche, ma il loro successo dipenderà dalla capacità di stabilire le priorità, eseguirle con maggiore disciplina, ridurre la dispersione, integrare gli attori e garantire risorse essenziali, soprattutto nei settori dell’energia, della valuta estera e della produzione nazionale”.
Cuba è impantanata da cinque anni in una grave crisi, con carenza di prodotti di base, elevata inflazione, parziale dollarizzazione dell'economia e lunghi blackout.
La pandemia, l'inasprimento delle sanzioni statunitensi e le fallimentari politiche economiche e monetarie hanno aggravato i problemi strutturali dell'economia nazionale, che già nel 2024 si era contratta dell'1,1% e ha accumulato un calo dell'11% negli ultimi cinque anni, secondo i dati ufficiali.
A ciò si aggiunge l'attuale epidemia di dengue e chikungunya, con migliaia di casi rilevati, sintomi gravi, una prognosi sfavorevole a breve termine e, ad oggi, almeno 47 decessi, per lo più minorenni.