Economia

Dietrofront sui dazi Usa per 90 giorni, i grandi speculatori fanno il pieno

Redazione
 
Dietrofront sui dazi Usa per 90 giorni, i grandi speculatori fanno il pieno

Avanti con i dazi, anzi no. Dal 3 aprile scorso, il giorno dopo l'annuncio di Donald Trump sull'introduzione di tariffe alle importazioni, i mercati sono crollati, arrivando a perdere circa 10mila miliardi di dollari in solo tre giorni di contrattazioni, arrivando a bruciare fino a 14.500 miliardi, con il prezzo dei maggiori titoli azionari scesi a prezzo di sconto. Dall'annuncio del presidente degli Stati Uniti, il titolo Stellantis, ad esempio ha perso il 20% del suo valore, mentre Tenaris ha ceduto oltre il 19%, essendo titoli di aziende maggiormente legate all'export verso gli Usa.

Dietrofront sui dazi Usa per 90 giorni, i grandi speculatori fanno il pieno

Per chi ha grandi disponibilità liquide quello è stato il momento per investire. Oggi, dopo l'annuncio dello stop di 90 giorni all'entrata in vigore dei dazi, tutte le piazze europee stanno facendo registrare forti rialzi, con Piazza Affari che guadagna oltre il 6% e Francoforte che si mostra in progresso del 5,5%. Il titolo Stellantis guadagna oltre l'8%, mentre quello di Tenaris strappa un +5,68%. Chi ha investito il 3 aprile, magari rivendendo oggi ha realizzato un capital gain, in proporzione, di tutto rispetto.

E' stato lo stesso Trump a suggerire che quello dopo il 2 aprile era il momento giusto per comprare, ma è chiaro che i maggiori guadagni sono stati possibili solo da chi aveva adeguate disponibilità e non il piccolo investitore o chi ha i propri risparmi investiti in un fondo pensione. Eppure la decisione del presidente statunitense di "congelare" per 90 giorni l'entrata in vigore dei dazi, ha anche altri motivi dettati dall'allarme del crollo dei titoli di stato americani, con i rendimenti saliti al 5%,

Per Goldman Sachs, gli estremi livelli di volatilità nel mercato dei Treasury negli ultimi giorni riflettono una combinazione di fattori. Oltre ai rischi ciclici, che la banca d'affari ritiene possano in qualche misura giustificare la pendenza della curva, se non necessariamente il livello assoluto dei tassi, si evidenzia anche uno spostamento nel rapporto percepito tra domanda e offerta di Treasury che sembra essere stato un fattore determinante.

In pratica, è successo ciò che si riteneva poco probabile, ovvero che la crisi dei mercati finanziari ha contagiato anche i mercati dei titoli di stato, solitamente considerati la prima scelta per la riprotezione dai cali dei titoli azionari. Inoltre, l'introduzione dei dazi generebbe maggiore inflazione che di riflesso causerebbe un inasprimento della politica monetaria con un rialzo dei tassi d'interesse. Da qui la tensione sui rendimenti dei titoli di stato americani che rendono più oneroso il debito federale statunitense. Insomma un cane che si morde la coda: Trump mette i dazi per riequilibrare la bilancia commerciale, facendo scendere il deficit, ma al tempo stesso salgono i rendimenti dei titoli di stato costringendo il dipartimento del Tesoro a pagare maggiori interessi per vendere il debito.

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