La trasformazione strutturale dell'economia turistica italiana passa inevitabilmente per la valorizzazione finanziaria e strategica dei piccoli Comuni, delle aree interne e delle isole minori, entità geografiche che si stanno configurando non più come mere mete secondarie ma come la vera spina dorsale di un comparto in decisa espansione, capace di generare valore ben oltre i confini dei flussi tradizionali.
A certificare questo cambio di paradigma sono i numeri presentati dal ministro del Turismo Daniela Santanchè durante la prima giornata del terzo Forum Internazionale del Turismo al Palazzo del Ghiaccio di Milano, un consesso che ha visto la partecipazione istituzionale dei vertici di Stato e Regione, tra cui Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, e che ha delineato le proiezioni per il 2025: i piccoli Comuni registrano un incremento stimato del 6,85% per le presenze e del 7,86% per gli arrivi, arrivando a coprire circa il 20% dei pernottamenti complessivi pur rappresentando il 68% delle municipalità turistiche italiane, un delta che evidenzia un potenziale di crescita e di rendimento ancora in gran parte inespresso.
Sotto il profilo strettamente finanziario, l'efficacia degli investimenti pubblici in questo segmento ha mostrato metriche di ritorno sull'investimento (ROI) di assoluto rilievo, come confermato dall'analisi del Fondo dedicato del MiTur: a fronte di un'iniezione di capitale di 34 milioni di euro, l'impatto economico generato, tra diretto, indiretto e indotto, ha sfiorato i 100 milioni di euro, traducendosi in un moltiplicatore economico di 3,07, un dato che dimostra la straordinaria capacità reattiva del tessuto micro-imprenditoriale locale nell'attivare filiere e generare reddito diffuso per le comunità.
Proprio per consolidare questo trend e contrastare il fenomeno dell'"undertourism", ovvero il sottosfruttamento di asset territoriali ad alto valore aggiunto, il dicastero ha annunciato lo stanziamento di 60 milioni di euro provenienti dai Fondi di Coesione, parte di un plafond più ampio di 121 milioni, specificamente destinati al miglioramento qualitativo delle infrastrutture turistiche dei piccoli centri, con l'obiettivo di creare un'integrazione sinergica tra le grandi mete, ormai sature, e le realtà alternative, garantendo una destagionalizzazione dei flussi che si traduca in stabilità di bilancio per gli operatori del settore.
In questa logica di destagionalizzazione si inserisce la proposta, rivolta al ministro dell'Istruzione Valditara, di rimodulare il calendario scolastico adeguandolo ai modelli europei più flessibili, una misura apparentemente sociale ma dalla forte ricaduta macroeconomica, in quanto capace di distribuire la spesa delle famiglie lungo tutto l'arco dell'anno fiscale, riducendo la pressione sui picchi di alta stagione e garantendo flussi di cassa costanti alle imprese della ricettività.
La visione sistemica per il futuro del comparto, emersa dai panel tematici milanesi che si concluderanno domani con la firma del Patto di Amalfi su sostenibilità e sicurezza alla presenza dei ministri Lollobrigida e Piantedosi, poggia infine su cinque direttrici programmatiche essenziali per la competitività internazionale dell'Italia: la lotta al "nanismo" aziendale per favorire l'aggregazione di capitali, l'accesso a nuovi strumenti finanziari europei per lo sviluppo, l'introduzione di rigidi KPI (Key Performance Indicators) per efficientare la spesa della pubblica amministrazione, il contrasto alla stagionalità e, appunto, l'allineamento dei calendari didattici, trasformando così il racconto culturale dei borghi in un asset tangibile, misurabile e ad alto rendimento per il PIL nazionale.