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Fava: “La sicurezza sul lavoro non è un corso, è civiltà. Serve una campagna permanente”

Redazione
 
Fava: “La sicurezza sul lavoro non è un corso, è civiltà. Serve una campagna permanente”

“La sicurezza non è un protocollo né una firma su un documento, è una forma di civiltà”. Con queste parole il presidente dell’INPS, Gabriele Fava, ha aperto il suo intervento al convegno promosso al Senato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, dedicato al tema “Il Decalogo sulla sicurezza sui luoghi di lavoro”. L’incontro, ospitato nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, ha messo al centro la necessità di un approccio nuovo, culturale e condiviso alla prevenzione degli incidenti.

Fava: “La sicurezza sul lavoro non è un corso, è civiltà. Serve una campagna permanente”

“Ogni volta che una persona muore sul lavoro, il Paese perde. Non perdiamo solo un lavoratore, ma un genitore, un figlio, un amico. Ogni vita spezzata è una sconfitta dello Stato”, ha detto Fava. Da qui l’appello a una “campagna permanente” per promuovere la cultura della sicurezza, che coinvolga scuole, famiglie, imprese e istituzioni: “La legge 21 del 2025, che introduce la sicurezza nei programmi di educazione civica, è un passo importante, ma non basta. Serve una grande alleanza culturale, capace di parlare anche ai giovani con un linguaggio diretto e contemporaneo”.

Il presidente dell’INPS ha spiegato come l’Istituto stia lavorando a un modello di “vigilanza di prossimità”, un approccio che unisce rigore e umanità, basato non solo sul controllo ma sulla prevenzione e sull’ascolto. Fava ha aggiunto: “Con i nuovi ispettori e grazie al sostegno del Ministero del Lavoro, stiamo rafforzando la presenza dello Stato sui territori. Il Correttivo Ter rappresenta una svolta di sistema: non si limita a sanzionare, ma interviene per salvare imprese sane, proteggere posti di lavoro e garantire coesione sociale”.

Il presidente ha ricordato come l’INPS abbia costruito una rete di collaborazione senza precedenti con INL, INAIL, Forze dell’Ordine, AGEA e INVIMIT, con particolare attenzione ai settori più a rischio come agricoltura, edilizia e distacchi transnazionali. Affermando: “Oggi la vigilanza è più mirata e più rapida. Abbiamo riscontrato un tasso di irregolarità del 92% nel comparto degli apprendisti e rafforzato i controlli su decontribuzione Sud, cassa integrazione e lavoro domestico. Anche il lavoro digitale è entrato nel nostro radar, con le prime verifiche sui content creator”.

Numeri e risultati che per Fava “non sono statistiche, ma vite, diritti, storie di legalità recuperata”. Da qui l’invito finale a un “patto culturale permanente”, che faccia della sicurezza un valore quotidiano e condiviso: “Sicurezza è valore, tecnologia, formazione, legalità e fiducia. È la scelta di un Paese che non si arrende a contare le vittime, ma sceglie di salvarle. Perché ogni vita salvata non è una notizia: è semplicemente il nostro dovere”.

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