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Francia: la corsa ad ostacoli di Lecornu, tra proteste, scioperi e un Parlamento che lo aspetta al varco

Redazione
 
Francia: la corsa ad ostacoli di Lecornu, tra proteste, scioperi e un Parlamento che lo aspetta al varco

Quarto primo ministro in un anno, Sébastien Lecornu, prima di accettare l'incarico dal presidente francese Macron, forse immaginava le grandi difficoltà che gli si sarebbero parate davanti. Ma il suo cammino da difficile sta diventando una corsa ad ostacoli, tra un deficit in aumento (quello che è costato il posto al suo predecessore, Bayrou), un'Assemblée nationale spaccata e le proteste popolari, in cui si mischiano motivazioni politiche o ideologiche alle profonde divisioni della società.

Francia: la corsa ad ostacoli di Lecornu, tra proteste, scioperi e un Parlamento che lo aspetta al varco

Davanti a questa situazione, Lecornu sta cercando di abbassare la tensione, cancellando la proposta, di Bayrou, di tagliere due festività per aumentare la produttività, così come i benefici a vita per gli ex ministri e cercando di avviare un dialogo con i partiti dell'opposizione, già pronti ad impallinarlo in parlamento, e i sindacati. Ma i margini di manovra per lui sembrano strettissimi.

Già domani la Francia sarà teatro di proteste e scioperi che, indetti per contrastare il piano che Bayrou aveva proposto per arginare il deficit pubblico, ora sono una dichiarazione di guerra contro il nuovo inquilino di Matignon.

La crisi di bilancio sembra restare l'ostacolo più grande per Lecornu, che, oggettivamente, ha margini di manovra molto stretti, davanti ad un fronte avverso compatto in cui si sono saldati i partiti di opposizione e quelli che, pur non facendo parte ideologicamente delle due ali ideologicamente estreme, non hanno nessuna intenzione di sostenerlo.

Lecornu, dopo avere rinunciato al taglio di due giorni festivi, ha promesso di trovare "altre fonti di finanziamento". resta il dubbio su quali possano essere, se, cioè, debbano passare per tagli alle spese (come quella sociale) o per ricorrere a tasse, che magari possano riguardare le grandi ricchezze e rendite.

Un'altra misura annunciata riguarda gli ex primi ministri, i cui benefici includono la protezione della polizia, insieme a un'auto e un autista pagati dallo Stato. La protezione sarà limitata a tre anni e prorogata solo per motivi di sicurezza, mentre l'auto sarà ridotta a un periodo di 10 anni. Si stima che ciò consenta di risparmiare circa 4,4 milioni di euro all'anno. Una, seppure significativa, goccia nel mare del debito.

Da parte loro, i sindacati rifiutano i tagli alla spesa sociale, sostenendo che i lavoratori sono stati profondamente colpiti dall'aumento dei prezzi negli ultimi anni, continuando a contestare la riforma delle pensioni di Macron che ha innalzato l'età minima di pensionamento da 62 a 64 anni.

E la ''gente comune''?
Secondo recenti sondaggi, le principali preoccupazioni degli elettori francesi si concentrano sul calo del loro potere d'acquisto e sul deterioramento delle prestazioni sociali un tempo generose, tra cui l'assistenza sanitaria, le pensioni e i servizi pubblici.

Il precedente governo francese è caduto a causa dei piani di taglio di 44 miliardi di euro di spesa pubblica, destinati a contenere il debito della seconda economia più grande dell'Unione europea. La scorsa settimana, l'agenzia di rating Fitch ha declassato il rating del credito della Francia, anticipando che il rapporto debito/PIL del Paese "continuerà a salire".

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