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Il rallentamento tedesco preoccupa l’Italia, a rischio 5,5 miliardi di export e 0,3 punti di Pil

Redazione
 
Il rallentamento tedesco preoccupa l’Italia, a rischio 5,5 miliardi di export e 0,3 punti di Pil
Il rallentamento dell’economia tedesca torna a far tremare l’Italia. Secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa, la contrazione della produzione industriale in Germania rappresenta un rischio diretto per la crescita e per le esportazioni italiane, che dipendono dal mercato tedesco per oltre il 12% del totale manifatturiero, pari a circa 78 miliardi di euro l’anno. Una flessione del 2% della produzione tedesca nei prossimi sei mesi potrebbe costare allo Stivale 0,3 punti di Pil e una perdita di 5,5 miliardi di export, con un calo complessivo dello 0,7%.

Il rallentamento tedesco preoccupa l’Italia, a rischio 5,5 miliardi di export e 0,3 punti di Pil

Nel report emerge l’immagine di un’Europa industriale a due velocità, con la Germania in affanno, la Francia più solida, e un’Italia esposta ma ancora resiliente. Lo studio prevede, nello scenario base, una crescita industriale mensile dello 0,3% per il nostro Paese e un Pil 2025 in aumento dello 0,8%, che potrebbe però scendere allo 0,5% in uno scenario più negativo. La tenuta dell’industria francese, sostenuta dai settori aerospaziale e automotive, potrà solo in parte compensare l’effetto del rallentamento tedesco, limitando la perdita di prodotto a circa 0,1 punti percentuali.

Dai dati risulta che, a settembre, la produzione industriale tedesca è salita solo dell’1,3% su base mensile dopo il crollo di agosto (-3,7%), restando tuttavia 2,6% sotto i livelli del 2023. Gli ordini, in lieve ripresa (+1,1%), restano deboli, mentre le commesse extra-Ue sono scese del 3,4%. Segnali che confermano l’impatto del protezionismo americano e del rallentamento del commercio mondiale sul motore industriale europeo. In Francia, invece, la produzione è cresciuta dello 0,8%, trainata dal comparto aerospaziale (+5,5%) e automobilistico (+2,7%), mostrando una maggiore capacità di reazione.

Per l’Italia, la domanda interna resta la variabile decisiva. Con consumi in crescita dello 0,6% nel quarto trimestre e investimenti Pnrr in linea con le attese, la crescita potrebbe mantenersi fra +0,8% e +1% nel 2025. Ma senza interventi mirati, il rallentamento del ciclo tedesco rischia di trascinare verso il basso anche l’industria italiana.

Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa, commenta così: “La fotografia che emerge è quella di un’Europa industriale divisa: una Germania in difficoltà, una Francia più stabile e un’Italia esposta ma resiliente. La sola manovra sui conti pubblici non basta: servono politiche industriali coordinate a livello europeo per evitare che la stagnazione del Nord si trasformi in un contagio generalizzato. L’Italia deve puntare su misure per rafforzare la domanda interna, rilanciare gli investimenti privati e potenziare il credito alle imprese, ancora frenato da vincoli prudenziali e incertezza fiscale”.

Nonostante il quadro europeo in rallentamento, l’Italia conserva un margine competitivo importante nei settori ad alto valore aggiunto e può svolgere un ruolo di ponte tra le due grandi economie continentali. Ma la sfida, conclude Unimpresa, sarà evitare che il rallentamento tedesco si trasformi in una nuova zavorra per la crescita dell’intera area euro.

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